Economia

Gli 80mila euro di buonuscita a Manuel Fantasia smentita dall'ATAC

manuel fantasia atac

Manuel Fantasia non si è lasciato d’amore e d’accordo con la Giunta Raggi: dopo la vicenda delle dimissioni di Bruno Rota gli è stato annunciata la soppressione della carica di amministratore unico di ATAC e l’approdo del consiglio di amministrazione, dove però un posto per lui non c’era. Per questo ha lasciato il Campidoglio qualche giorno fa con un diavolo per capello. E adesso il Comune dovrà trattare la sua buonuscita, racconta il Messaggero:

L’ingegnere nucleare chiamato dai grillini nel settembre 2016, siglò all’epoca un contratto con scadenza 31 dicembre 2018. Compenso: 79.008 euro all’anno, più una serie di bonus legati al conseguimento di utili nei bilanci di Atac (ma non è questo il caso, dato che l’azienda continua a essere in profondo rosso). Essendo stato mandato via dalla giunta M5S con quasi un anno e mezzo d’anticipo, Atac rischia di dover sborsare all’ex au tutti i compensi previsti, circa 100mila euro lordi.
Non male per un manager che nella dichiarazione dei redditi del 2015, l’anno prima di essere incaricato dalla giunta M5S, dichiarava un imponibile da 4.389 euro. Per evitare la buonuscita a cinque zeri, Fantasia dovrebbe accettare di firmare un accordo transattivo al ribasso. Ma fino a ieri di questo accordo, nel quartier generale di via Prenestina, non c’era traccia. Rota invece, essendosi dimesso, non riceverà la buonuscita.

paolo simioni atac
Le inchieste su ATAC

Ma la notizia viene smentita da ATAC:  “Atac precisa che non verrà versata nessuna buonuscita all’Amministratore Unico, Manuel Fantasia al termine del suo incarico. La notizia, diffusa da un noto quotidiano, è perciò semplicemente falsa”. Intanto si dovrà aggiungere il compenso per il consiglio di amministrazione e per il collegio sindacale (Valeria Fazi, Giovanni Palomba, Eugenio D’Amico, Giovanni Rossi e Fiorella Pezzetti) ai quali sarà affidato il difficile compito di controllare la gestione dell’azienda. E il compenso per Paolo Simioni, che viene dallo staff di Colomban ma che veniva pagato da ACEA, AMA e ATAC ottantamila euro ciascuno per il famoso dossier sulle partecipate che stava stilando per l’assessore prima della chiamata in ATAC.

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