Economia

Come cambiano le assunzioni nella pubblica amministrazione

Naspi, l'assegno di disoccupazione

Nei ministeri e in altri enti dello Stato centrale si concentrano i lavoratori anziani della pubblica amministrazione, quelli che nei prossimi anni andranno in pensione lasciando spazio all’assunzione di colleghi più giovani, con la formula di un maxi concorso di cui parla oggi il Messaggero in un articolo a firma di Luca Cifoni.

Come cambiano le assunzioni nella pubblica amministrazione

L’età media degli assunti è alta in tutta la pubblica amministrazione, il valore medio era al di sopra dei 50 anni nel 2015: le aree più invecchiate sono i ministeri e la presidenza del Consiglio con una media di 53-54 anni e oltre 30mila ultrasessantenni. La possibilità di sostituire i dipendenti che lasciano il servizio per lo Stato centrale resta però ferma a un tasso di rimpiazzo pari al 25%, mentre i Comuni hanno margini più ampi. Il numero maggiore di dipendenti si trova nella scuola, ma le assunzioni di insegnanti seguono criteri diversi.

assunzioni pubblica amministrazione pubblico impiego
Il totale degli impiegati nella pubblica amministrazione (Il Messaggero, 18 settembre 2017)

C’è poi il tema dei precari che riguarda anche altri comparti e sul quale la Funzione Pubblica è chiamata a decidere. Mail tanto atteso ricambio generazionale dovrà tenere conto dei criteri fissati nella recente riforma della Pubblica amministrazione firmata da Marianna Madia. Alle pubbliche amministrazioni viene chiesto di adottare un piano triennale dei fabbisogni di personale. Chi non segue questa procedura non potrà in ogni caso assumere. Toccherà però al ministero della Pubblica amministrazione emanare con proprid ecreti le linee guida per orientare gli enti, e proprio un provvedimento di questo tipo è atteso a breve. Dentro ci saranno le indicazioni relative a «fabbisogni prioritari o emergenti di nuove figure e competenze professionali».

Come cambiano i concorsi nella pubblica amministrazione

Un altro aspetto è lo svolgimento dei concorsi. L’idea è passare a procedure uniche triennali per tutte le amministrazioni, in particolare per quel che riguarda il personale amministrativo: passerebbero per questo canale una parte consistente delle assunzioni legate proprio ai piani triennali dei fabbisogni. Verrebbero insomma evitati per quanto possibile i mini-concorsi banditi da questo o quell’ente e il reclutamento avverrebbe con modalità e criteri il più possibile uniformi. Non sarà però un meccanismo obbligatorio: resta la possibilità per le singole amministrazioni, in particolare quelle territoriali, di muoversi per proprio conto in determinate circostanze e sarà salvaguardata l’esigenza di trovare professionalità molto specifiche.