Attualità

I cattolici che chiedono l'oscuramento di Gayburg

L’Associazione Pro Vita ha lanciato una nuova offensiva contro l’ideologia gender e l’omosessualismo imperante nella nostra società. L’obiettivo? Il sito di notizie sui diritti civili degli omosessuali in Italia e nel mondo Gayburg. La strategia è sempre la stessa: far vedere che i cattolici conservatori vengono costantemente discriminati a causa del dilagare della cosiddetta ideologia gender. Prima o poi doveva accadere, perché il livello dello scontro è tale che non era più sufficiente stare fermi in piedi in piazza, agitare lo spauracchio del pericolo per i bambini di libri pubblicati dieci anni fa, difendersi con inutili mozioni anti-gender o cartelli luminosi.
allarme gender

La denuncia di Pro Vita Onlus

Non riuscendo a vietare la lettura dei libri gender ecco che gli ultra-tradizionalisti difensori della famiglia naturale cercano almeno di far chiudere un sito che in questi mesi è stata una delle voci critiche nei confronti delle pubblicazioni dell’Associazione Pro Vita, un’associazione che tra i suoi scopi ha anche “il perseguimento di una più efficace tutela dei minori, per mezzo della sensibilizzazione e dell’informazione dell’opinione pubblica in ordine ai rischi della diffusione della cosiddetta ideologia “gender”, nell’istruzione scolastica, nei massmedia e in ogni altro ambito che interessa il mondo dell’infanzia e dei giovani“. È proprio su queste basi che il Presidente di Pro Vita Antonio Brandi e la legale rappresentate Francesca Romana Poleggi hanno deciso di passare all’attacco per difendere la propria reputazione e l’onorabilità di un sito che per tentare di fermare la legge Cirinnà le ha provate tutte, anche quella di dire cose palesemente false e infondate. Che racconta la fregnaccia di Planned Parenthood che vende teste di bambini intatte a 50 dollari l’una. Che dava in questo modo:

Il concetto che viene fatto passare è che bisogna rispettare tutti e consentire a ognuno di fare quello che vuole. Anzi, chi trasgredisce di più viene pure premiato.
E’ la fine di ogni minima norma del vivere sociale. Viva il relativismo!

l’annuncio che una transgender aveva ricevuto il premio di cittadina dell’anno da parte dell’Europarlamento. La Poletti parla di “moda” quando disquisisce di omosessualità e scrive “Atteggiarsi a gay o lesbica comincia ad esser “figo”, trasgressivo, tra gli adolescenti. Anche il transgenderismo sta diventando una moda.” in un pezzo in cui sapientemente mescola omosessualità, persone transgender e Angelina Jolie. Ed è proprio il commento a quel pezzo uno tra gli articoli citati nella denuncia

Un estratto della denuncia di Associazione Pro Vita nei confronti di Gayburg.it
Un estratto della denuncia di Associazione Pro Vita nei confronti di Gayburg.it

Secondo Brandi e Poletti l’articolo di Gaybyurg è “inequivocabilmente calunnioso e diffamatorio” e si fa promotore di un attacco violento nei confronti delle persone di Poletti e Brandi. La denuncia prosegue poi citando altri articoli dove, secondo quelli di Pro Vita, Gayburg attacca Pro Vita fomentando l’odio nei confronti del Presidente dell’Associazione (che nel frattempo era andato a parlare alla manifestazione dell’ultradestra salviniana di Bologna). Ovviamente il duo paventa anche il rischio che i pro-lifer vengano discriminati “come in Germania” dove alcuni esponenti sono stati fatti oggetto di episodi di intimidazione. Per questo l’associazione Pro Vita chiede l’oscuramento preventivo di Gayburg. Insomma è il solito copione dell’omofobo che si sente discriminato perché definito omofobo quando in realtà sta solo esercitando il suo diritto ad odiare gli omosessuali. Concetto ribadito in un’altra denuncia a carico di un attivista LGBT.
Via Facebook.com/linus
Via Facebook.com/linus

La risposta di Gayburg

Gayburg ha affidato ad un post la risposta alla denuncia di Brandi  e Poletti dove vengono rigettate le accuse di istigazione alla violenza e spiega che l’obiettivo di Pro Vita è l’intimidazione «Attraverso la minaccia di azioni legali e la diffamazione pubblica di chiunque osi contestare il suo pensiero unico, il presidente dei ProVita pare vuole intimidire chiunque osi accostare gli articoli di disinformazione a parerei un po’ più autorevoli». Secondo il gestore di Gayburg

La cosa più assurda è che quando il Ministro Giannini parlò di denunciare le associazioni che creavano isteria infondata riguardo ad una fantomatica “ideologia gender” che sarebbe dovuta essere nel mezzo del contrasto alla violenza di genere, l’associazione ProVita parlòdi «violenza verbale» e di «parole inaccettabili e che destano tristi presagi sul nostro prossimo futuro. Forse è davvero molto vicina l’epoca in cui pure in Italia si verrà perseguitati per difendere le proprie opinioni e la propria libertà di coscienza. La Giannini si sta forse preparando ad assumere la dirigenza di un Ministero della Verità di orwelliana memoria?». Ed ancora: «Tutto ciò è molto grave. Le intimidazioni sono degne dei totalitarismi più o meno striscianti».

 
michela marzano padova gender bitonci

Massimo Bitonci salva Padova da Michela Marzano e dal gender

La denuncia di Pro Vita arriva al momenti giusto. Quello per ricordare come la pensano i pro-life sulla libertà d’espressione. Qualche tempo fa in fatti l’Associazione si era schierata a difesa della decisione del sindaco di Padova Massimo Bitonci che aveva vietato la lettura in pubblico dei libri Gender vietati dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro. Ieri l’eroico paladino dell’educazione naturale anti-gender, in un impeto di rispetto per le opinioni altrui (lo stesso rispetto invocato da Pro Vita) ha deciso di non concedere una sala comunale per la presentazione dell’ultimo libro di Michela Marzano dal titolo Papà Mamma e GenderL’associazione Tralaltro che è la promotrice dell’evento ha pubblicato la comunicazione con la quale la giunta ha negato la concessione della Sala Paladin di Palazzo Moroni:

“Si precisa che il Consiglio Comunale, con mozione 2015/0070 approvata il 5/10/2015 ha impegnato il Sindaco e la Giunta Comunale a vigilare affinchè non venga introdotta e promossa la ‘teoria del gender’ e che venga al contempo rispettato il ruolo della famiglia nell’educazione all’affettività e alla sessualità. L’indirizzo approvato dal Consiglio Comunale individua pertanto un preciso interesse pubblico, impegnando il Comune nella vigilanza affinchè sia rispettato ‘il ruolo della famiglia nell’educazione all’affettività e alla sessualità’. Infatti il Consiglio Comunale con la predetta Mozione ha riconosciuto ‘la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna come un’istituzione naturale aperta alla trasmissione della vita e nel matrimonio liberamente contratto tra un uomo ed una donna il fondamento della famiglia quale società naturale, e ad afferma altresì come la famiglia sia il nucleo naturale e fondamentale della società e che come tale ha diritto di essere valorizzata.
L’iniziativa da voi promossa, come richiesta di una sala comunale per la presentazione di un libro che avvalora ‘la teoria gender’ si pone in antitesi con l’indirizzo programmatico dell’Amministrazione Comunale su tale tematica”.

A quanto pare le famose ordinanze comunali anti-gender hanno uno scopo solo: limitare la libertà d’espressione. Il deputato PD Alessandro Zan ha commentato la decisione della giunta leghista definendolo un diktat omofobo:

Quest’ennesimo diktat di Bitonci, le cui motivazioni appaiono ridicole e offensive verso il senso delle istituzioni, puzza di fascismo: un Sindaco non può permettersi di impedire ai padovani di usufruire spazi che sono di tutti, e non appartengono né a lui né del suo partito omofobo, retrogrado e razzista, che gli piaccia o no. Ciò che sta avvenendo da mesi in città assomiglia sempre più a una dittatura liberticida, un clima politico e morale coscientemente creato con la propaganda che nega la libertà di espressione ai cittadini e soffoca la democrazia. Quale sarà la prossima mossa di Bitonci? Firmare un’altra delle sue ordinanze per cucire la bocca a chi non la pensa come lui e la sua amministrazione? Pensi piuttosto a come sta riducendo questa città. Padova,” conclude Zan, “consapevole della sua storia e della sua cultura della libertà, non gli consentirà di fare il sindaco in questo modo.