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Il mutuo di Armando Siri a San Marino è una pacchia

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“E’ finita la pacchia!”, diceva quello. Per alcuni, certo. Ma non per tutti. Ad esempio il mutuo di Armando Siri a San Marino, spiega oggi il Fatto Quotidiano, è stato concesso a condizioni talmente vantaggiose da sembrare piuttosto anomale.

Quel mutuo, spiega al Fatto Quotidiano una fonte interna alla banca sanmarinese che vuole mantenere l’anonimato, non poteva né doveva essere erogato: viola qualsiasi procedura corretta di analisi del rischio e anche il normale buon senso.

Gli uomini che normalmente dispongono dell’analisi della solvibilità del credito nelle banche sanno benissimo che, oltre alle ipoteche di rito, conta nell’assegnazione di un prestito immobiliare anche la capacità di onorare le rate. La capacità di rimborso, insomma. E questo dipende non solo dalla solidità patrimoniale del soggetto (che già nel caso di Siri manca) ma anche dal suo reddito. L’ultima dichiarazione dei redditi del 2017 assegna a Siri un imponibile di 25mila euro e poco più. Tolte le tasse quel reddito non basta neanche a coprire le mensilità di rate per un intero anno. Un mutuo di quell’entità pur nelle migliori condizioni di tasso e durata supera i 2mila euro di rata mensile. Totale 24mila euro di rimborso annuo. Siri, pagate le tasse,avrebbe un reddito netto di meno di 20mila euro. Neanche sufficiente a coprire un anno di pagamenti.

Certo, Siri è parlamentare e a tutt’oggi può contare su un sontuoso stipendio. Ma per definizione quello del politico è un “lavoro” precario, dove si rischia di finire a casa da un giorno all’altro (e lo stesso Siri ne è l’esempio vivente).

E ancora. Come sa bene qualsiasi italiano che ha un mutuo, le banche finanziano al massimo l’80 per cento del valore dell’immobile. L’avvocato di Siri ha detto che “la banca ha erogato un regolare finanziamento, per altro per un importo pari al prezzo dell’acquisto del bene”. Un mutuo al 100% quindi, cosa che a un normale italiano verrebbe negata all’istante. Evidentemente a San Marino, e in particolare alla Banca Agricola Commerciale, le procedure nell’assegnazione dei prestiti non sembrano essere improntate al rigore e alla sana e prudente gestione del credito.

Basti del resto l’importo. A Siri, senza ipoteche e contando solo sull’indennità parlamentare, hanno dato sull’unghia oltre mezzo milione di euro. Ebbene, tutta la banca, guidata dal nuovo direttore generale Marco Perotti insediatosi a luglio del 2018, aveva nel 2017 (ultimo bilancio disponibile) un totale prestiti di 542 milioni. Significa che Siri da solo costituisce un millesimo di tutto lo stock dei prestiti della Banca.

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