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Anastasia Kylemnyk e il colpo di mazza alla testa durante l’omicidio di Luca Sacchi

Un testimone racconta di aver visto il colpo alla testa con la mazza ricevuto dalla ragazza nel momento dell’omicidio di Luca Sacchi. La circostanza era stata smentita da un altro testimone mentre il referto dell’ospedale non segnalava lesioni

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Il gip di Roma Corrado Cappiello ha confermato nella sua ordinanza la custodia cautelare nei confronti di Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, accusati dell’omicidio di Luca Sacchi. Ma soprattutto, nell’ordinanza il giudice cita un testimone oculare che conferma la versione di Anastasia Kylemnik riguardo il colpo che la ragazza ha detto di aver ricevuto.

Anastasia Kylemnyk e il colpo di mazza alla testa durante l’omicidio di Luca Sacchi

La circostanza è importante perché un altro testimone, parlando con i giornali, ha invece detto che la Kylemnyk non era nel luogo al momento dei fatti mentre il referto dell’ospedale non cita alcun danno per la ragazza. Nel provvedimento di 7 pagine il giudice cita la testimonianza di “un amico di Luca Sacchi presente al momento dei fatti” che ha “dichiarato di aver raggiunto, verso le 23 circa, nei pressi del pub, l’amico Luca e la sua fidanzata Anastasia per trascorrere assieme la serata”. Il testimone spiega di essersi “allontanato di qualche passo per telefonare” e “notava giungere lungo via Bartoloni una vettura di colore grigio con strisce nere sui fianchi che parcheggiava a pochi metri di distanza da Luca e Anastasia. Scendevano due uomini entrambi con i capelli corti, uno dei quali indossava una tuta di ginnica color nero, mentre l’altro una tuta ginnica di colore chiaro che reggeva in mano una mazza di colore nero con una sfera all’estremità. I due uomini gridavano alla ragazza di consegnare loro lo zaino che aveva a tracolla e senza attendere la consegna quello con la tuta chiara la colpiva violentemente la testa”.

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Anastasyia Kylemnik (foto da: Corriere della Sera)

Luca Sacchi “spingeva con forza l’assalitore, facendolo cadere, quindi quello con la tuta nera si avvicinava esplodendo ad un paio di metri distanza un colpo che attingeva Luca alla testa quindi i due rapinatori fuggivano immediatamente a bordo dell’auto sulla quale erano giunti, dileguandosi lungo via Mommsen”, secondo la testimonianza. Il testimone ha dichiarato di “aver raggiunto verso le 23 circa nei pressi del pub, l’amico Luca e la sua fidanzata Anastasia per trascorrere assieme la serata, allontanatosi di qualche passo per telefonare notava giungere lungo via Bartoloni una vettura di colore grigio con strisce nere sui fianchi che parcheggiava pochi metri di distanza dai due giovani”.

Valerio Del Grosso e il rinculo della pistola

Invece Valerio Del Grosso ad alcuni amici la sera dopo l’omicidio di Luca Sacchi ha detto che non voleva colpirlo:  “Non volevo ucciderlo, il rinculo della pistola me lo ha fatto colpire in testa”. Le parole di Del Grosso sono riportate da alcuni testimoni citati nell’ordinanza cautelare del gip. In particolare un teste ha confermato di “avere contattato Andrea Del Grosso (fratello dell’arrestato ndr) avendo saputo che a sparare a Sacchi era stato Valerio, il quale lo aveva personalmente confidato la sera precedente ad un’altra persona, proferendo le parole “ho fatto una cazzata” e aggiungendo di aver sparato ad una persona”. Il giudice aggiunge che “peraltro dopo l’incontro con Andrea Del grosso, il testimone ha ricevuto una telefonata di Valerio il quale nel corso di un successivo appuntamento”, anche alla presenza di altre persone, “mimando il gesto con una mano ha riferito: ‘non volevo ucciderlo, il rinculo della pistola me lo ha fatto colpire in testa'”.

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