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Alessio Vinci: il pc ritrovato dentro un armadio

«È il computer che ha usato almeno fino a fine dicembre, quando gli hanno regalato quello che poi è stato trovato a Parigi. Lì potrebbe esserci la chiave del mistero», spera l’avvocato Marco Noto che oggi darà il portatile ai carabinieri

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C’è un personal computer di Alessio Vinci ritrovato dentro un armadio dal nonno nel giallo dello studente universitario di Ingegneria aerospaziale a Torino ritrovato morto a Parigi sotto una gru alta 50 metri. Nell’ottobre scorso era stato ritrovato un anticoagulante nel sangue.

Alessio Vinci: il pc ritrovato dentro un armadio

Oggi tocca a un portatile, ritrovato a casa del nonno Enzo dove Alessio ha sempre abitato dopo aver perso la madre da bambino. Si trovava in un armadio della camera da letto, racconta oggi il Corriere della Sera:

«È il computer che ha usato almeno fino a fine dicembre, quando gli hanno regalato quello che poi è stato trovato a Parigi. Lì potrebbe esserci la chiave del mistero», spera l’avvocato Marco Noto che oggi darà il portatile ai carabinieri. Venuta a conoscenza della «scoperta», il pm di Roma Stefania Stefanìa ha infatti chiesto di poterlo visionare. Per il momento i suoi consulenti informatici hanno analizzato il telefonino e l ’altro portatile, pensando che fosse il solo a disposizione di Alessio. Fra le chiamate e i messaggi dell’ultimo giorno hanno trovato quelle fatte al nonno e all’amico Matteo prima della tragedia. «Mi aveva chiesto se conoscevo qualcuno a Parigi ma non avevo capito che era lì», disse il signor Enzo qualche tempo fa.

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Dalle analisi sul cellulare alle 21.33 risulta una videochiamata di Alessio a Matteo, durata una ventina di minuti, nella quale gli ha parlato di tale Greta Harrison, precisando che si scrive con la «i». «Chi è? La trovo su Facebook?», chiede Matteo.«No, non cercarla che non la trovi». Anche l’amico non sapeva che chiamasse da Parigi. L’ultimo segnale di vita è il messaggio mandato all’amica alle 4,16 di notte: «I nonni sono stati i migliori genitori che avessi potuto avere». Ancora da risolvere l’enigma della lettera d’addio scritta a mano in francese che inizia così: «Non vi dirò perché ho fatto quello che ho fatto…»; un foglio di carta con un codice, «E.T.P. je sais CAM 381ASLCM», scritto al contrario e fotografato con la webcam del Pc lasciandolo poi come sfondo dello schermo (le stesse lettere, ETP, sono state trovate sotto la sua scrivania di Torino); una sigla alfanumerica, S11900018, impressa su un cartoncino, poi due scatole vuote di Coumadine, nella cassaforte, una Marlboro, le sigarette che fumava.

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