Economia

Agreement: l'«accordo unanime» sulla Grecia

L’annuncio è del primo ministro belga Michel su Twitter e si compone di una sola parola: “agreement”. Subito dopo anche Xavier Bettel, premier del Lussemburgo, conferma. Ora ricomincia la riunione dei capi di stato e di governo in sessione plenaria per discutere, a quanto pare, l’accordo raggiunto come ha annunciato il premier belga Michel. Anche fonti cipriote hanno indicato la stessa cosa. La riunione plenaria era stata interrotta diverse ore fa per permettere a gruppi ristretti di leader e diplomatici di stendere una bozza conclusiva di compromesso. Secondo una fonte la riunione finale dovrebbe potrebbe concludersi rapidamente. I capi di Stato e di governo dell’Eurozona hanno raggiunto un accordo unanime sul debito della Grecia, ha invece detto il presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk. Anche Tusk ha usato Twitter per dare la notiza. “L’Euro summit ha raggiunto un accordo all’unanimità. Tutto pronto per portare al Meccanismo europeo di stabilita’ il programma per la Grecia con riforme serie e aiuti finanziari”, ha scritto Tusk. Secondo Tusk sarà anche discusso un finanziamento ponte il cui ammontare dovrebbe arrivare a 35 miliardi di euro. L’accordo sulla Grecia prevede la creazione di un fondo che “privatizzerà asset di Stato per realizzare profitti, e servirà ad abbattere il debito e alla ricapitalizzazione delle banche”, ha detto il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem.
 
L’«ACCORDO» SULLA GRECIA

Durante il lungo negoziato ci sono state diverse interruzioni e varie riunioni in formato ristretto (fra il premier greco Alexis Tsipras, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Francois Hollande e il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk). Dal testo di compromesso proposto verso le 4 del mattino era sparito il paragrafo sull’uscita della Grecia dall’Euro e le richieste di riforme da fare nei prossimi tre giorni si era ridimensionata, ma restavano da risolvere, per il governo greco, i nodi del coinvolgimento del Fondo monetario internazionale e del conferimento a un fondo di garanzia di asset greci per un ammontare di 50 miliardi. Questo non corrisponde, secondo il governo di Atene, al reale valore degli asset disponibili. Quanto al prestito ponte, potrebbe essere finanziato prelevando i fondi residui del meccanismo di stabilità Efsm, stabilito nel 2010 per far fronte alle esigenze finanziarie di Irlanda e Portogallo. Il fondo dovrebbe essere gestito dalle autorità greche, ma si voleva basarlo a Lussemburgo e sotto la supervisione della Commissione europea. Anche se i capi di Stato e di governo sembrano aver accettato che la sede resti in Grecia, e hanno ridimensionato la cifra, con la formula “fino a a 50 miliardi di euro”, sapendo che la privatizzazioni non renderebbero comunque più di 7 miliardi, il premier greco, Alexis Tsipras, continua a opporsi al pincipio stesso del Fondo di riscatto e chiede che serva anche a finanziare gli investimenti per la crescita. “L’accordo e’ stato laborioso e ha richiesto tempo ma siamo soddisfatti: non ci sarà nessuna Grexit”, ha detto al termine del vertice dell’Eurozona il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker.
 

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Vignetta di Mauro Biani sul Manifesto (13 luglio 2015)

LA FINE DI TSIPRAS?
In attesa di conoscere i termini della trattativa durata diciassette ore si può già preconizzare che l’accordo rappresenterà la fine del governo di Alexis Tsipras con Syriza. Durante la contrattazione i segnali della politica erano stati chiari e limpidi: molti parlamentari si erano schierati per il no e a Piazza Syntagma era andata in scena una manifestazione contraria. Non c’è la negoziazione del debito, punto che il premier greco aveva indicato come fondamentale durante la trattativa, la campagna elettorale per il referendum e in seguito prima di tornare a Bruxelles. Ritorna anche la Troika ad Atene in quello che si può definire tranquillamente un commissariamento coatto nei confronti della politica greca. Tutto questo non può non rappresentare una débàcle per Syriza e per il premier, che adesso forse dovrà trovare una maggioranza alternativa per farselo approvare in Parlamento. Mistero anche sulla questione dei 3 giorni che l’Eurogruppo voleva dare a Tsipras per approvare una serie di leggi: anche qui, tuttavia, se alla fine nel documento finale ci sarà una richiesta del genere vorrà dire che la cessione di sovranità è completa.
CHE NE PENSANO I GIORNALI INGLESI

“Un fragile compromesso” imposto ad Atene sullo sfondo del “profondo fallimento politico dell’eurozona” e del braccio di ferro fra “la pressione della Germania” in favore di una linea dura e l’atteggiamento più conciliante della Francia. Così il Financial Times interpretava fin da ieri sera, quando è uscita la sua prima pagina, l’esito del drammatico vertice Ue sulla Grecia. Un vertice che in ogni caso, accusa il progressista Guardian, ha avuto i toni della “vendetta dell’Europa contro Tsipras” dopo che il premier greco aveva osato convocare un referendum che ha detto “no ai creditori”. E si è risolto in un “piano draconiano” di misure di austerità nei confronti di Atene. La conseguenza, secondo lo stesso giornale, è che la crisi greca sta diventando ora “una tempesta perfetta” destinata a “scuotere l’Europa alle sue fondamenta”. Il Daily Mirror, vicino ai laburisti, intervista da parte sua l’ex premier britannico Gordon Brown, che rivendica la scelta di lasciare Londra fuori dall’euro, ma sottolinea anche come la rigidità di Angela Merkel sulla linea di “un’austerità ancor più dura e incompatibile con la crescita” si tradurrà alla fine in “una sconfitta” autolesionistica per la stessa Germania. Diverso il giudizio del filo-conservatore Times, giornale di Rupert Muurdoch, che si scaglia invece contro Alexis Tsipras, i cui mesi di governo vengono liquidati come “un catalogo di incompetenza e un racconto salutare di quanto la retorica radicale possa produrre conseguenze catastrofiche”. Più equidistante l’Independent, che sottolinea come la Grecia sia a questo punto di fronte a “una scelta fatale”. Mentre il tabloid Daily Express, che simpatizza per l’euroscettico Nigel Farage, titola quasi compiaciuto sul “fiasco” europeo. E ammonisce il premier David Cameron a battersi adesso per ottenere da Bruxelles concessioni vere, “nel migliore interesse del Regno Unito”, prima dell’annunciato referendum sulla permanenza britannica nell’Ue.

La bozza di documento dal sito Real.gr: