Economia

ACEA e il ritorno dell’articolo 18 nel contratto integrativo

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ACEA ha siglato con i sindacati CGIL, CISL e UIL un accordo integrativo che non tiene conto del Jobs Act nella parte che riguarda l’articolo 18, mantenendo la possibilità di reintegro per i licenziamenti senza giusta causa anche per i nuovi assunto. L’intesa, che prevede premi di risultato e norme riguardanti il welfare aziendale ma anche la necessità di accordi con il sindacato per i controlli a distanza e le eventuali esigenze di impiego di personale in mansioni inferiori, stabilisce per tutto il personale del Gruppo, ma anche per coloro che saranno assunti in futuro, la “garanzia” delle “tutele previste dall’articolo 18 della legge 300” così come modificato dalla legge Fornero sul lavoro del 2012. E la decisione ha scatenato la rabbia di Confindustria, che ha detto che l’accordo non è in linea con quanto deciso dalla rappresentanza delle aziende ventilando anche la possibilità di un’espulsione di ACEA dal consesso.

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Plaude invece all’accordo e in particolare alla garanzia dell’articolo 18 anche per il personale che sarà assunto in futuro, la Cgil con la segretaria generale, Susanna Camusso che parla di “un’ottima notizia”. “Può segnare – ha detto – un punto di svolta che potrà consentire, anche a quell’azienda, di essere attenta non solo ai bisogni del management e della politica, ma a quelli ben più importanti dei cittadini e dei lavoratori. Quanto sottoscritto in Acea apre una nuova fase della contrattazione”. L’azienda, conclude, “ha dimostrato coraggio, ma non è la sola che si sta muovendo in questa direzione”. La Flaei-Cisl sottolinea l’ampliamento degli spazi di intervento sindacale sia a livello di contrattazione aziendale sia di formazione e sicurezza. “L’accordo è positivo – scrive – per le novità introdotte sulla stabilità dell’occupazione, sul welfare e sulla partecipazione”. Esprime soddisfazione per l’accordo integrativo ACEA anche Roberto Speranza di Liberi e Uguali. “Èun’ottima notizia – dice se tante aziende stanno sconfessando il Jobs Act, una delle riforme più sbandierate dalla stagione renziana, evidentemente quella legge non funziona e non produce alcun beneficio. Non a caso il suo superamento, la riqualificazione del lavoro e dei suoi diritti sono tra i pilastri del nostro programma”.