Economia

80 euro e pressione fiscale: le tasse aumentano o no?

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Con il bonus da 80 euro le tasse sono aumentate o no? La pressione fiscale in aumento, come abbiamo visto ieri, dipende dalla contabilizzazione del bonus da 80 euro dal lato delle spese e dal conteggio di clausole di salvaguardia che il governo si è impegnato a non far scattare, come abbiamo visto nel Documento di Economia e Finanza firmato da Pier Carlo Padoan (Cosa succede alla pressione fiscale con gli 80 euro). Tuttavia, oltre ai numeri esiste anche la percezione. E questa, scrive oggi Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera, somiglia più a una sentenza definitiva: per gli italiani l’aumento delle tasse c’è eccome, ed è percepito sul portafogli.

Tuttavia, posti di fronte alla scelta secca, la quota di coloro che preferirebbero pagare meno tasse anche a costo di pagare di più i principali servizi pubblici (50%) prevale su quella di coloro che preferirebbero avere servizi pubblici meno cari anche a costo di pagare più tasse (37%). Non stupisce quindi che, a fronte di una sostanziale stabilità della pressione fiscale registrata dall’Istat nel 2014 (43,5% cioè 0,1% in più rispetto al 2013), quattro italiani su cinque ritengano che le tasse siano aumentate e solo il 18% che siano rimaste invariate. Uno su cento ritiene che siano diminuite.
Una decina d’anni fa le due opinioni erano sostanzialmente equivalenti, a conferma del fatto che il fisco, dal conclamarsi della crisi economica in poi, rappresenta sempre di più un aspetto critico nella vita dei cittadini, molti dei quali sono stati chiamati a fare importanti sacrifici e giudicano eccessivo il carico fiscale. La percezione di aumento delle tasse prevale tra tutti gli elettorati, in misura più accentuata tra quelli dei partiti dell’opposizione, in particolare i leghisti (97%). E risulta particolarmente avvertita tra le persone meno istruite, gli operai, coloro che hanno un lavoro esecutivo e le casalinghe.

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Il sondaggio di Nando Pagnoncelli pubblicato sul Corriere della Sera (13 aprile 2015)

Stupisce anche l’elenco delle spese a cui rinuncerebbero gli italiani, posto che dal sondaggio sono stati esclusi i costi della politica:

Nella graduatoria prevale nettamente la richiesta di tagli nel pubblico impiego (51%) ed è una risposta che non sorprende affatto, tenuto conto dei giudizi negativi che investono i dipendenti pubblici, in larga misura considerati improduttivi. A seguire le spese per la difesa (31%), quindi sanità (16%), pensioni (15%), infrastrutture e trasporti (11%) e, più staccati, arte e cultura (8%), scuola (6%), ambiente (5%) e ricerca scientifica (4%). Ciascuno ha una sua personale ricetta riguardo ai tagli di spesa e il denominatore comune è rappresentato dalla tendenza a dare priorità alle voci che riguardano «gli altri»: nessuno si sente responsabile di sprechi e pochi accettano di essere penalizzati dai tagli dei servizi.

80 EURO E PRESSIONE FISCALE: LE TASSE AUMENTANO O NO?
Come abbiamo spiegato ieri, il dato sulla pressione fiscale calcolato dall’ISTAT è frutto del fatto che il bonus da 80 euro di Renzi è messo, per criteri di classificazione contabile Eurostat, dal lato delle spese e non è calcolato come uno sconto di tasse. Nel DEF si ricalcola la pressione fiscale al netto del bonus e delle clausole di salvaguardia, in percentuale del PIL:

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La tabella nel DEF che spiega gli effetti degli 80 euro di bonus sulla pressione fiscale e l’eventuale ricalcolo (fonte: MEF)

Spiega Pier Carlo Padoan:

Nel quadro tendenziale del conto economico delle Amministrazioni pubbliche, nel 2015 la pressione fiscale è attesa rimanere invariata al 43,5 per cento, mentre nel periodo 2016-19 salirebbe prima al 44,1 per cento nel 2016 e 2017 per poi ritornare al 43,7 per cento nel 2019. La crescita evidenziata dallo scenario a legislazione vigente è sensibilmente diversa, e in particolare peggiore, rispetto a quello che realmente si prospetterà alle famiglie ed alle imprese.
Le previsioni risentono infatti sia dei criteri di classificazione contabile della misura relativa al riconoscimento del bonus 80 euro, sia delle clausole di salvaguardia previste dalle Leggi
di Stabilità 2014 e 2015, che dispongono aumenti delle aliquote di imposta e riduzioni di detrazioni e agevolazioni fiscali. Il quadro muta sostanzialmente se, in primo luogo, si opera una classificazione più corretta dal punto di vista economico del provvedimento legato agli 80 euro. Infatti, mentre ai fini della contabilità nazionale gli effetti finanziari delle minori ritenute applicate sul trattamento economico dei lavoratori dipendenti sono registrati tra le spese delle Amministrazioni pubbliche nella categoria delle prestazioni sociali, di fatto questi sgravi si traducono in una minore pressione fiscale sui redditi da lavoro dipendente.

Senza il calcolo, la pressione fiscale è considerata in aumento, come da numeri ufficiali del DEF:

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La tabella con i numeri del DEF e la pressione fiscale senza il calcolo degli 80 euro

Leggi sull’argomento: Cosa succede alla pressione fiscale con gli 80 euro di Renzi