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I 225 nuovi focolai in Italia e l’indice di contagio RT a 0,96

Il report settimanale evidenzia che si registra un aumento nel numero di nuovi casi a livello nazionale “soprattutto in persone asintomatiche”. Sono intanto “925 i focolai attivi in Italia, di cui 225 nuovi, entrambi in aumento per la seconda settimana consecutiva”. E l’età media dei contagi si abbassa

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Ci sono 225 nuovi focolai in Italia ma l’indice RT è 0,96 anche se in nove regioni supera la soglia di guardia, fissata a 1: Lombardia (1,13), Abruzzo (1,33), Liguria (1,05), Marche (1,02), Piemonte (1,04), Puglia (1,14), Sicilia (1,41), Toscana (1,28) e Veneto (1,2). Tre regioni, Basilicata, Calabria e Molise, hanno un valore pari a zero.

I 225 nuovi focolai in Italia

“Complessivamente il quadro generale della trasmissione e dell’impatto dell’infezione da SARS-CoV-2 in Italia, sebbene non in una situazione critica, continua a mostrare segnali di attenzione: l’incidenza cumulativa (dati flusso ISS) negli ultimi 14 gg (periodo 27/7-9/8) e’ stata di 7.29 per 100 000 abitanti”, scrivono il ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità nel report settimanale, dal 3 al 9 agosto, della cabina di regia del ministero della Salute coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità. Il report settimanale evidenzia che si registra un aumento nel numero di nuovi casi a livello nazionale “soprattutto in persone asintomatiche”. “Le stime Rt tendono a fluttuare in alcune Regioni – si legge nel report settimanale – in relazione alla comparsa di focolai di trasmissione che vengono successivamente contenuti. Si osservano, pertanto, negli ultimi 14 giorni stime medie pari o superiori ad 1 in nove Regioni dove si sono verificati nelle ultime 3 settimane recenti focolai ma senza comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali. In alcune realtà regionali, anche se i casi sono diminuiti, continuano ad essere segnalati numeri di nuovi casi elevati. Questo deve invitare alla cautela in quanto denota che in alcune parti del Paese la circolazione di SARS-CoV-2 è ancora rilevante”.

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L’indice di contagio RT in Italia (Corriere della Sera, 14 agosto 2020)

Il Corriere della Sera spiega oggi che o numeri dei nuovi casi e dei ricoveri possono sembrare piccoli, se paragonati a quelli di marzo o aprile. Ma il trend che tracciano desta preoccupazione.

Un monitoraggio diffuso dalla Fondazione Gimbe, e relativo al periodo dal 4 all’11 agosto, indica che i contagi, in quel lasso di tempo, sono aumentati del 46% rispetto ai sette giorni precedenti. «Se nelle prime tre settimane di luglio i nuovi casi erano stabili (circa 1.400 per settimana), nelle ultime due sono progressivamente aumentati», è il commento di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione. Tra il 22 e il 28 luglio sono stati registrati 1.736 nuovi contagi; la settimana dopo 1.931; tra il 4 e l’11 agosto 2.818.

Sono intanto “925 i focolai attivi in Italia, di cui 225 nuovi, entrambi in aumento per la seconda settimana consecutiva”. Questo, si spiega, “comporta un forte impegno dei servizi territoriali nelle attività di ricerca dei contatti che si sta dimostrando efficace nel contenere la trasmissione locale del virus come dimostrato da valori di Rt pari o inferiori a 1 nella maggior parte delle Regioni e province autonome”.

L’età media dei contagi si abbassa

E intanto l’età media dei contagi si abbassa e Pierluigi Lopalco, capo della task force regionale della Puglia, fa sapere che «Cinque pazienti tra i 20 e i 30 anni sono in condizioni critiche».

Chi invece sta male e viene ricoverato anche senza finire in Terapia intensiva? «L’età media adesso è intorno ai 50 anni», sintetizza l’assessore alla Sanità della Lombardia Giulio Gallera. Tutto ciò è la conseguenza del fatto che i nuovi positivi — come evidenzia l’Istituto superiore di Sanità — hanno spesso meno di 40 anni. I più hanno pochi sintomi, ma sono contagiosi.

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L’età media dei contagi da Coronavirus (Corriere della Sera, 14 agosto 2020)

Il professor Lopalco ha scritto ieri un post su Facebook per spiegare cosa sta succedendo nella regione e in Italia e cosa possiamo aspettarci nei prossimi mesi:

La prima volta che ho usato la metafora dello tsunami, sottolineavo il fatto che l’impatto dello tsunami era dovuto alla concentrazione della massa d’acqua in un’unica grande onda che si abbatte con violenza incontrollabile. Una mareggiata, invece, scarica la sua potenza con numerose onde consecutive. Sempre di acqua parliamo, ma gli effetti son ben diversi.

Cosa sta succedendo nella attuale fase pandemica? La figura mostra l’andamento dei casi segnalati in Puglia. Lo tsunami è evidente nella parte sinistra del grafico. Grazie al cielo nella nostra Regione la violenza è stata moderata ed abbiamo avuto il tempo per prepararci a contenerla. Ma cosa dobbiamo aspettarci nelle prossime settimane?

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L’aumento dei casi recenti, nella parte destra del grafico, ha chiaramente un andamento completamente diverso da quello registrato a fine febbraio. Il virus è cambiato? L’estate ci aiuta? Non penso. Penso invece che i casi registrati fra luglio e agosto rappresentino l’innesco di una seconda ondata. Lo stesso innesco che a febbraio, semplicemente, non abbiamo rilevato e che poi ha provocato la grande ondata.

I casi che registriamo oggi sono di età più giovane e di gravità mediamente molto più lieve dei casi di febbraio. Sono dunque quei casi che a quel tempo non erano per nulla intercettati dal sistema di sorveglianza.

In definitiva, le onde di oggi sono quelle di una mareggiata. Se siamo bravi a contenerle, probabilmente non svilupperanno lo tsunami.

E nel frattempo la curva del virus continua a salire ed è sempre più concreta la possibilità che si arrivi ad un’ulteriore stretta sulla movida in vista di Ferragosto. “Tenere le discoteche aperte è un rischio serio” conferma il governo, ricordano alle Regioni di aver “sempre ribadito”, anche nell’ultimo Dpcm, che “le aperture non erano e non sono previste”. Anche perché se la situazione “dovesse sfuggire di mano” e i contagi schizzare come sta già avvenendo in altri paesi europei (in Spagna sono arrivati a 3mila in un giorno), avverte il coordinatore del Comitato tecnico scientifico Agostino Miozzo, dei “lockdown locali saranno inevitabili, con effetti devastanti per il paese” a partire da quelli sulla ripresa della scuola a settembre, quando torneranno a muoversi 12 milioni di persone tra studenti, professori e personale non docente: “la scuola è la priorità assoluta, va riaperta per forza”.

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