Economia

200 euro in più agli assunti con il Jobs Act

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Il governo nella legge di Bilancio punta ad allargare il campo di riduzione del cuneo fiscale estendendo il taglio a tutti i lavoratori assunti dal 2015 con le nuove regole del Jobs Act. L’idea è quella di tagliare l’aliquota contributiva a carico del lavoratore di un punto all’anno per tre anni. In modo tale, spiega oggi Il Messaggero, che, dal 2021, tutti coloro i quali sono stati assunti con la riforma del mercato del lavoro promossa dal governo Renzi possano godere di una riduzione di tre punti dei contributi rispetto al momento in cui hanno trovato lavoro. Si parla di un beneficio in busta paga di 200 euro annui per ogni punto in meno di contributi. Il che si tradurrebbe, a regime, in un aumento dello stipendio di 600 euro lordi per un giovane lavoratore con uno stipendio medio di 21 mila euro.
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Il progetto va avanti insieme a quello della riduzione del 50%, per tre anni, dei contributi dall’attuale 33% (di cui 24 a carico dell’azienda e 9 sulle spalle del lavoratore) al 16,5% per i neoassunti under 29. Per ampliare un po’ la platea, questo limite potrebbe essere superato nel caso in cui il contratto a tempo indeterminato dovesse essere l’evoluzione naturale dell’apprendistato. In questo caso, con il via libera di Bruxelles – si potrebbe andare oltre favorendo anche gli assunti over 30, forse fino a 35 anni. La decontribuzione giovanile punta a far aumentare di 300mila unità i posti di lavoro e potrebbe un costo iniziale di un miliardo e di due a regime.

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L’aggiornamento del DEF (IL Messaggero, 3 ottobre 2017)

La fattibilità dell’estensione del taglio del cuneo fiscale a tutti i lavoratori assunti, a partire dal 2015, con le nuove regole del Jobs-act è però il progetto su cui si sta concentrando l’esecutivo.