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Le vittime del Salvabanche: «Fregati anche dal governo Conte»

giuseppe conte risparmiatori

“Niente di diverso da quello che ha fatto e che ha detto il Pd”. Così l’Associazione Vittime del Salvabanche attacca il governo Conte sulla questione dei rimborsi agli azionisti. “Hanno preso un sacco di voti promettendo che avrebbero ridato a tutti, indistintamente, l’intero ammontare del loro investimento perduto, e finalmente, dopo mesi di chiacchiere e slogan, arriva la norma di legge del governo M5S-Lega, sui rimborsi. Un rimborso parziale (solo nella misura del 30%) che verrà dato agli azionisti che ‘hanno subito un danno ingiusto, riconosciuto con sentenza del giudice o con pronuncia dell’Arbitro'”, spiega l’associazione. Giuseppe Conte in uno dei suoi primi impegni pubblici come presidente del Consiglio incontrò proprio una delegazione delle “vittime” delle banche promettendo risarcimenti totali e completi.

Le vittime del Salvabanche contro il governo Conte

L’impegno di questo nuovo esecutivo, scrive ancora l’associazione, “che tanto si proclama come governo del cambiamento sarebbe dovuto essere quello di mettere in discussione i decreti incostituzionali di risoluzione delle 4 banche e delle 2 venete emanati dal Pd alla Corte Costituzionale, costringere le banche che hanno acquistato ad 1 euro a metterci i soldi per rimborsare tutti, sarebbe dovuto essere quello di punire i responsabili compreso Banca Italia e Consob, invece alla fine, al netto della propaganda si seguono le orme del Pd. Non solo: lasciare ancora gente a zero a fronte ai tanti soldi stanziati e strombazzati a favore dei media è deleterio e sconfortante al pari dell’azzeramento stesso”.

Nella nota l’Associazione Vittime del Salvabanche mostra “nel concreto” cosa è cambiato per le tre categorie di risparmiatori delle 4 banche e delle banche venete: per gli obbligazionisti (con rapporto negoziale diretto) sia delle 4 banche che delle banche venete “praticamente non si è fatto nulla di nuovo, perché si applicano semplicemente gli strumenti che aveva messo in piedi il vecchio governo; quindi rimborso forfait o arbitrato da liquidare tramite il Fitd, ma sempre vincolati dai medesimi paletti (reddito Irpef e data di acquisto). Inoltre, nonostante le cose promesse in campagna elettorale, chi aveva ricevuto il suo 80% non potrà certo aspirare di recuperare il restante 20“.

Il ristoro al 30% di quanto perso

Quanto a quelli con rapporto negoziale indiretto, scrive ancora l’associazione, “in generale potremo dire che gli obbligazionisti esclusi dai rimborsi dal precedente governo, rimangono esclusi anche dal nuovo: coloro infatti che avevano comprato da intermediario non sono stati presi in considerazione, quindi non avevano ottenuto niente prima, e neppure adesso. Ma occorre ribadire – continua la nota dell’associazione – che la discriminazione tra truffati in questa vicenda non ha senso in quanto, anche a seguito delle audizioni in Commissione d’Inchiesta, è apparso con evidenza a tutti che la truffa è stata di sistema e non allo sportello.

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L’operazione salvabanche (Corriere della Sera, 23 novembre 2015)

Sul fronte degli azionisti, “i ristori sono parziali del 30% nella misura massima di 100mila euro, a cui poi andranno decurtati tutti i dividendi storicamente percepiti, e questo contribuirà ad abbassare sensibilmente il valore del rimborso, ma non solo: accettando queste cifre rinunceranno automaticamente a qualunque altra pretesa di rimborso di quanto perso in seguito ai crack. Quindi riassumendo: al di là delle rassicurazioni del governo viene confermato ‘l’onere della prova’, ovvero la necessità di disporre di una sentenza o una pronuncia favorevole riconosciuta ufficialmente per poter accedere al fondo di ristoro. Ma soprattutto cade il mantra delle ‘restituzioni totali’: il ristoro arriverà solo fino al 30% di quanto perso, e comunque fino a un massimale di 100mila euro”.

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