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Le archiviazioni per Virginia Raggi e per il dossieraggio su De Vito

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Oltre ad avere chiuso due indagini contestando due diversi reati a Virginia Raggi (falso e abuso d’ufficio) per le nomine di Renato Marra e Salvatore Romeo, la procura di Roma oggi ha chiesto tre archiviazioni per le vicende che hanno coinvolto la sindaca, la giunta e il MoVimento 5 Stelle romano. Si tratta della nomina di Carla Raineri, dell’abuso d’ufficio (contestato a Raffaele Marra) per la nomina di Renato Marra, della vicenda del dossieraggio su Marcello De Vito. Chiesta l’archiviazione anche per l’abuso d’ufficio nei confronti di Paola Muraro.

Le archiviazioni per Virginia Raggi sul caso Raineri

Per quanto riguarda la nomina di Renato Marra, la procura aveva due ipotesi di reato per Virginia Raggi: l’abuso d’ufficio e il falso. Alla fine ha deciso di contestare il falso alla sindaca. Per quanto riguarda Carla Romana Raineri, si parla invece dell’esposto di Fratelli d’Italia (consultabile qui) in cui si contestavano le nomine di Carla Romana Raineri, Raffaele Marra e Salvatore Romeo. L’esposto aveva portato all’apertura di un fascicolo: nella denuncia si sosteneva che «l’amministrazione capitolina, nella deliberazione 14/2016», sarebbe «incorsa nel vizio di legittimità in violazione» di alcune decreti legislativi e del «Regolamento sull’ordinamento degli Uffici e servizi dell’Ente». Nei pareri si spiegava che l’interpretazione letterale dell’articolo 90 comma 1 TUEL è ostativa ad un’assunzione come quella di Romeo.

 Il secondo parere, quello dell’Anac, risponde ad un quesito che sembra coniato ad hoc per salvare Romeo, sulla base di un regolamento del Comune di Firenze citato come precedente di una procedura analoga. Ma Cantone, pur in termini molto difficili da decifrare e quasi elusivi, afferma la «necessità» di un«regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi» per consentire l’applicazione dell’articolo 90 del Tuel all’assunzione di personale già dipendente dal Comune tra i collaboratori dello staff del sindaco. E, visto che Roma Capitale quella norma non ce l’ha, se ne deduce che la nomina di Romeo come fosse un esterno dall’amministrazione è illegittima.

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Virginia Raggi con Carla Romana Raineri

La Raggi pubblicò il parere ANAC sulla Raineri poche ore dopo l’arrivo, mentre non protocollò nemmeno quello su Romeo.

Le archiviazioni per il dossieraggio su Marcello De Vito

Per quanto riguarda il dossieraggio su Marcello De Vito, parliamo di una vicenda che scoppiò poco prima delle comunarie che incoronarono Virginia Raggi come candidata sindaca del M5S. In un’assemblea informale De Vito venne accusato di abuso d’ufficio per un accesso agli atti su richiesta dell’avvocato del M5S in Regione Paolo Morricone per verificare se un presunto condono in un seminterrato della zona Aurelia fosse stato autorizzato dietro il rilascio di una mazzetta. In quel processo Daniele Frongia ed Enrico Stefàno costituivano insieme a Virginia Raggi l’accusa: andò in scena alla Camera con la presenza dei deputati Alessandro Di Battista e Carla Ruocco (allora membri del direttorio, poi sciolto), di Roberta Lombardi, Paola Taverna ed Enrico Baroni, con i capi della Comunicazione Rocco Casalino e Ilaria Loquenzi a far da supervisori.
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Ricapitoliamo la storia dall’inizio. Il 19 marzo del 2015 Marcello De Vito  si avvale del potere concesso per legge ai consiglieri comunali per ottenere dagli uffici del comune notizie e informazioni riguardo una pratica di sanatoria edilizia su un seminterrato di un cittadino di nome F. B. al quartiere Aurelio. Nel caso di specie, aveva compiuto un accesso agli atti — su richiesta, si chiarirà in seguito, di Paolo Morricone, avvocato del M5S in Regione — per verificare se un presunto condono in un seminterrato della zona Aurelia fosse stato autorizzato dietro il rilascio di una mazzetta.

Il seminterrato che divise Virginia Raggi e Marcello De Vito

Il 28 dicembre del 2015 i tre consiglieri (Raggi, Frongia, Stefàno) organizzano una riunione con i consiglieri municipali in assenza di De Vito e lì lo accusano di aver compiuto “una serie di atti contrari alla buona amministrazione e un reato”. “I tre ex consiglieri – secondo quanto De Vito dirà ai suoi amici e il Fatto racconterà nel luglio 2016 in un articolo a firma di Marco Lillo  – affermavano che avrebbe compiuto il reato di abuso di ufficio in relazione ad una richiesta di accesso agli atti”. “Indubbiamente la cosa – secondo quanto de Vito confidava allora ai suoi amici – produceva l’esito sperato, molti consiglieri municipali si convincevano delle accuse e l’accusato non aveva modo di palesarne la totale falsità”.

De Vito usciva frastornato e alle 20 e 30 inviava una mail nella quale spiegava che l’accesso agli atti era frutto di una richiesta proveniente dal M5S della Regione Lazio e allegava la mail dell’avvocato Paolo Morricone, difensore anche di Virginia Raggi (ha scritto lui la diffida al Fatto sull’incarico della Asl di Civitavecchia) che spiegava tutto.
“CIAO A TUTTI, la vicenda scrive De Vito – è stata compiutamente ricostruita. L’accesso agli atti è stato correttamente richiesto per le motivazioni di cui alla mail di Paolo Morricone, nostro avvocato regionale che riporto di seguito (e che allego):

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‘in riferimento alla richiesta di accesso agli atti relativo alla (… Ndr) specifico che questa è scaturita da una segnalazione di un privato (che aveva chiesto l’anonimato avendo paura di minacce) egli sosteneva che il proprietario dell’appartamento, poteva aver spinto qualcuno dell’amministrazione per farsi concedere l’agibilità dell’appartamento. La richiesta era necessaria in quanto dalla documentazione si sarebbe si sarebbe potuto vedere se esistevano i presupposti o meno per la concessione dell’abitabilità (…) per una eventuale successiva denuncia’.
E’ tutto molto avvilente, io quanto meno lo vivo cosi – proseguiva De Vito – la vicenda però è anche molto grave. Motivo per cui vi chiedo con gentilezza non solo di valutare ciò che si è verifìcato oggi nei miei confronti alla luce delle pesanti accuse che mi sono state mosse ma anche di considerare insieme le opportune azioni e modalità di gestione della vicenda che, lo ribadisco, è gravissima”.

Il tribunale speciale grillino

A questo punto c’è da ricordare che i tre consiglieri tornano a chiedere spiegazioni a Marcello De Vito a gennaio. La riunione viene convocata il 18, davanti a una trentina di consiglieri municipali e regionali. Lì la polemica ufficialmente si chiude, anche se Paolo Taverna in una mail partita per sbaglio definisce quanto accaduto “uno squallido tribunale speciale”. A Marcello De Vito vengono anche chieste spiegazioni sul suo collaboratore Claudio Ortale e sui permessi firmati che costeranno poi allo stesso Ortale un processo a piazzale Clodio (ancora in svolgimento).
paola muraro elena di pisa
Nella storia ci sono tanti misteri ancora da risolvere: come il famoso parere legale di un illustre avvocato che Frongia sventolava per accusare De Vito, ma di cui l’assessore allo sport a Roma si rifiutò di fornire il nome. Ma sarà difficile saperne di più visto che c’è addirittura chi ha negato l’esistenza stessa del dossier e insultato giornalisti per aver dato la notizia:
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Paola Muraro e l’abuso d’ufficio

Un’altra richiesta di archiviazione è stata inoltrata all’ufficio gip nei confronti dell’ex assessore all’Ambiente Paola Muraro, indagata per abuso d’ufficio, per le pressioni esercitate sull’allora dg di Ama Giovanni Fiscon e finalizzate all’ottenimento di consulenze nella municipalizzata dei rifiuti. A carico della Muraro restano in piedi alcune violazioni della normativa in materia ambientale per le quali sono state chiuse le indagini tempo fa. Su tutte queste vicende il giudice per le indagini preliminari dovrà decidere se archiviare, chiedere un supplemento d’indagine o contestare reati.

Leggi sull’argomento: Virginia Raggi verso il processo per falso e abuso d’ufficio