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Vakhtang Enukidze: «Botte e ginocchiate da dieci agenti al CPR di Gradisca»

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Tre giorni fa abbiamo parlato della morte di Vakhtang Enukidze al CPR di Gradisca: si era sentito male nella sua stanza. Pochi giorni prima era stato protagonista di una rissa con un compagno. Gli agenti avevano placato il georgiano, lo avevano arrestato e portato in carcere. Oggi Fabio Tonacci su Repubblica riporta altri dettagli molto significativi sulla vicenda e una testimonianza che accusa la polizia:

I fatti assodati per adesso sono pochi. Uno di questi è il coinvolgimento di Enukidze in due sommosse interne al Centro rimpatri (il 12 e il 14 gennaio), aperto da appena un mese eppure già teatro di rivolte, atti di autolesionismo tra gli ospiti, interventi delle forze di polizia. Il 14 il georgiano ha un violento litigio con un egiziano nel cortile interno, a seguito del quale viene arrestato per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. È trasferito nel carcere di Gorizia dove passa due notti. Il 16 pomeriggio si presenta davanti al giudice per la convalida del fermo e il rito in via direttissima. Ha degli ematomi sul volto e alcune ferite, ma l’udienza si svolge regolarmente.

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Enukidze rientra al Cpr, lo mettono in una stanza diversa da quella assegnatagli quando è arrivato a metà dicembre. La notte tra venerdì e sabato, verso le quattro, si sente male. E le certezze si fermano qui. Ci sono però nove testimonianze, raccolte da Riccardo Magi in due visite consecutive al Cpr di Gradisca (fornite dagli ospiti, da un operatore e anche da un poliziotto), che descrivono la lite tra i due migranti «non così grave», e che parlano invece di un violento intervento per sedarla.

Secondo tale versione il georgiano «è stato picchiato ripetutamente da dieci agenti, ha subito un colpo di avanbraccio dietro la nuca e una ginocchiata alla schiena, infine è stato trascinato via per i piedi come un cane». Al suo ritorno al Centro dopo l’arresto, stando a quanto riferito a Magi, «non riusciva né a parlare né a rimanere in piedi».

Alcuni migranti che hanno assistito alla scena sono stati rimpatriati a inizio settimana, circostanza che ha allertato sia il deputato radicale sia Gianfranco Schiavone, vicepresi
dente dell’Associazione Studi Giuridici sull’immigrazione che segue il caso (“Il Cpr di Gradisca va chiuso, è una struttura opaca”, sostiene), ma il procuratore di Gorizia Massimo Lai assicura: «Abbiamo sentito quattro testimoni diretti prima del rimpatrio, solo un quinto era già stato espulso. Indaghiamo su tutte le fasi della vicenda, compresa la permanenza in carcere».

In copertina: Vakhtag Enudizke (a sinistra), foto da: Repubblica