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Quando la tragedia di Rigopiano diventa "una valanga di opportunità"

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L’Università di Teramo ha annullato il convegno dal titolo “Dalla grande calamità una valanga di opportunità” che si sarebbe dovuto tenere domani 22 giugno. Il convegno non era organizzato dall’Università ma si sarebbe svolto all’interno della Facoltà di Scienze Politiche e Scienze della comunicazione dell’Università degli Studi di Teramo. Oltre all’Università l’evento aveva il patrocino di Regione Abruzzo, Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise “G.Caporale” di Teramo, Fondazione Gran Sasso e dell’Accademia italiana di scienze forestali.

Il convegno che insulta la memoria delle vittime di Rigopiano

Nel comunicato del Rettore dell’Università di Teramo Luciano D’Amico conferma l’assoluta certezza che gli organizzatori del convegno “mai avrebbero voluto mancare di doveroso rispetto alle vittime dei recenti eventi calamitosi”. Ma consapevole che il titolo assegnato all’iniziativa “lascia spazio a equivoci irriguardosi” ha disposto l’annullamento della giornata di studi. Una giornata che nelle intenzioni avrebbe dovuto servire a presentare una ricerca sul fenomeno valanghe nell’intera area del Gran Sasso.
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A dare notizia del convegno con l’infelice titolazione (come la definisce il Rettore) è stato il sito IDuePunti in un articolo di di Giancarlo Falconi. Impossibile non pensare, guardando alla locandina, alla valanga che ha travolto l’hotel Rigopiano questo inverno. Una tragedia nella quale hanno perso la vita 29 persone. E quella “valanga di opportunità” ha riaperto le ferite ancora fresche dei parenti delle vittime di Rigopiano. Il portavoce del Comitato vittime di Rigopiano, Gianluca Tanda ha diffuso un comunicato dove stigmatizza la volontà di cercare opportunità da un disastro costruito.

Quale valanga di opportunità possono nascere da un disastro costruito (non una semplice calamità) come quello di Rigopiano? Forse le opportunità che lo Stato avrebbe dovuto offrire ai figli che sono rimasti orfani dei genitori e ai genitori che sono rimasti orfani dei figli? Perché solo adesso tutto questo interesse a parlare di valanghe, perché solo adesso che ci troviamo qui a piangere 29 persone tutti parlano di un problema che in Abruzzo è sempre esistito ma nessuno si è mai preoccupato di affrontare?

E sui social c’è chi mette in luce il nocciolo della questione con un abile tocco di photoshop.
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Possibile che nessuno dei relatori si sia accorto del titolo fino a che Falconi non ha fatto notare la cosa ad appena un giorno dal convegno?

Non è solo una “infelice titolazione”

A più di qualcuno, soprattutto agli abitanti delle zone colpite dai terremoti dello scorso anno, è venuto in mente l’intercettazione di quelli che ridevano al telefono dopo il sisma dell’Aquila del 2006. Il territorio abruzzese mostra ancora tutti i segni dei terremoti con le macerie ancora per strada e solo l’8% delle “casette” richieste consegnate. Sul disastro di Rigopiano è stata aperta un’inchiesta per appurare eventuali responsabilità sia nei ritardi dei soccorsi che per la sottovalutazione del rischio cui era esposta la struttura alberghiera.
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Gli insulti sono comprensibili. Inspiegabile invece è, come fa notare qualcuno, che ad UniTe sia attivo anche un corso di scienze della comunicazione. L’Università era solo ospite e non era direttamente coinvolta, ma nessuno ha avuto nulla da ridire sulla “infelice” scelta comunicativa?
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Molti quelli che hanno pensato fosse una parodia di Lercio e si sono dovuti ricredere. Purtroppo. Perché sarebbe stato meglio se fosse stata una trovata satirica. E metterci una pezza all’ultimo minuto non salva organizzatori e patrocinanti dalla figuraccia.