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Lo spaccio di droga con l’emergenza coronavirus (e la bomba dei tossicodipendenti in quarantena)

Le misure eccezionali di limitazione agli spostamenti individuali per contenere la diffusione del contagio da coronavirus SARS-CoV-2 hanno svuotato le nostre città. Piazze e strade sono quasi ovunque deserte e gli unici luoghi dove poter assistere allo spettacolo di una riunione di esseri umani sono i supermercati con le loro code ordinate all’esterno. Nei quartieri residenziali si è fatto il vuoto e a parte quelli che portano a spasso il cane non si vede anima viva.

Che fine hanno fatto spacciatori e consumatori di droga dopo i DPCM e l’epidemia di Covid-19?

Ma non è che l’Italia si sia bloccata del tutto, lavoratori dei servizi essenziali (e fino all’entrata in vigore del nuovo DPCM anche tutti gli altri) continuano ad andare a lavoro. Chi può ovviamente è già passato al lavoro da remoto. Ma c’è un settore che non si può fermare e che non è soggetto alle restrizioni normative del Governo: quello dello spaccio di sostanze stupefacenti. Che fine hanno fatto spacciatori, pusher, consumatori abituali e tossicodipendenti?

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Se lo chiedeva qualche giorno fa anche Christian Raimo, che rifletteva sulla scomparsa degli spacciatori e sulle ripercussioni che l’improvvisa mancanza di droghe potesse avere su tossicodipendenti e consumatori abituali. Difficilmente c’è chi è riuscito a fare “scorta” per affrontare il periodo di quarantena. Che fine fanno le persone che non riuscendo a procurarsi le sostanze stupefacenti magari rischiano una crisi di astinenza. Non è un problema di poco conto o un dettaglio trascurabile perché “c’è altro a cui pensare”.  La settimana scorsa ad Anzola Emilia, nel Bolognese, un 51 enne con problemi di tossicodipendenza, ha telefonato ai Carabinieri dicendo di essere in crisi, perché non in grado di procurarsi la droga a causa dell’emergenza e del divieto di spostamento, minacciando di “farsi giustizia da solo” con una pistola rivelatasi poi un’arma giocattolo. Non è l’unico caso. A Firenze un 33enne ha esibito un’autocertificazione dove per giustificare il suo spostamento aveva scritto che era in cerca di droga e di trovarsi quindi in uno stato di necessità. Un altro cittadino appena maggiorenne è stato fermato a Frattamaggiore (Napoli) mentre passeggiava per strada e ai Carabinieri ha fornito un’autocertificazione sulla quale, come motivazione dell’uscita, ha indicato la necessità di fumare una ‘canna’ di hashish.

Perché i tossicodipendenti sono le persone più fragili in tempo di coronavirus

Commentando la notizia il dottor Salvatore Giancane medico tossicologo del Ser.T di Bologna e professore a contratto della Scuola di specializzazione in psichiatria della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna sottolineava su Facebook come i SerT fossero aperti in questi giorni di epidemia anche per coloro che non sono in trattamento per la cura della tossicodipendenza. La combinazione di problemi di tossicodipendenza e quarantena da coronavoirus è drammatica – soprattutto per i senza fissa dimora – come spiega all’ANSA Maria Antonioni, responsabile del Serd dell’azienda Usl di Parma: «ci sono diversi casi in cui il tossicodipendente esce per cercare la droga e poi non può più fare ritorno a casa. Chi abita con lui, spesso genitori anziani, ha infatti paura del contagio e così lo lascia fuori. Si creano nuovi senza tetto in preda alla disperazione: una emergenza gravissima per il tossicodipendente e per tutta la comunità». Persone già fragili rischiano di finire per strada: i tossicodipendenti sono una categoria a rischio di fronte all’epidemia di coronavirus.

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La dottoressa Antonioni invita «a rivolgersi alle strutture di sostegno come i Serd», i Servizi per le dipendenze, «anche se non si è in cura. È fondamentale monitorare questi casi ed evitare che possano diventare motori del contagio». Situazione diversa, come detto, per chi invece sta già seguendo una terapia: «Per chi si rivolge al Serd da prima dell’emergenza pericoli non ce ne sono. L’accesso alla struttura è regolata e tutto sta svolgendo in massima sicurezza». Lo spostamento per chi è seguito dal Serd e deve ad esempio recarsi al Drop In è considerato tra le necessità sanitarie e quindi è sufficiente utilizzare l’autocertificazione. È importante che chi segue una terapia a base di metadone faccia particolare attenzione nel caso contragga Covid-19, in particolare se viene somministrato uno dei farmaci sperimentali utilizzati come terapia per la malattia. Per Lorenzo Camoletto, operatore del Drop In del Gruppo Abele «lasciare un esercito di persone fragili deprivate anche di quel poco cui potevano accedere, non produce soltanto una inaccettabile ingiustizia nei loro confronti, ma anche una notevole criticità per la salute pubblica, sia direttamente (rispetto alla diffusione del nuovo coronavirus) sia indirettamente, con il prevedibile incremento di altre infezioni correlate a comportamenti e stili di vita obbligatoriamente più a rischio (HIV ed Epatite C in primis)» creando le premesse per una vera e propria emergenza sociale.

Lo spaccio non si ferma

Per la verità l’attività di spaccio non  si è fermata completamente. Al Nord sicuramente si è assistito ad un calo dell’offerta (il che significa più rischi per i tossicodipendenti) mentre al Centro e al Sud – scrive Elonora Martini sul Manifesto – la situazione è ancora stabile. Due donne sono state arrestate  in due diverse circostanze, dai carabinieri della Compagnia di Molfetta, in provincia di Bari, per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Nonostante l’intensificazione dei controlli per il contenimento della diffusione del Covid-19, a Terlizzi, i militari della Tenenza hanno fermato e controllato un’auto con a bordo un uomo ed una donna provenienti dal Comune di Bisceglie (Bat), i quali hanno subito destato sospetti. A seguito di un’ispezione della vettura, i militari hanno scoperto che la donna aveva nascosto oltre 50 grammi di eroina.

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Un cittadino marocchino è stato fermato alla guida di una BMW senza patente ad Avezzano (L’Aquila) per un controllo.  Una volta fermato ha cercato di disfarsi della cocaina che aveva con sé. I finanzieri hanno trovato anche 800 euro nascosti all’interno delle pulsantiere delle portiere. Un cittadino italiano è stato denunciato dai carabinieri di Santhià (Vercelli) per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e per non aver osservato le disposizioni sul contenimento del Coronavirus. Il 28enne è stato sorpreso ieri sera alle 23 nel parco adiacente alla stazione ferroviaria. Durante la perquisizione è stato trovato un involucro con 26 grammi di hashish nascosto nelle parti intime. I carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma San Pietro hanno denunciato ieri mattina un 60enne romano, già con precedenti specifici, con le accuse di spaccio e detenzione di droga, ricettazione e inosservanza dei provvedimenti dell’autorità. In via Portuense altezza Porta Portese, i carabinieri hanno sorpreso l’uomo mentre cedeva 20 compresse di Rivotril ad un 46enne romano.

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Ci sono poi quelli “beccati” a fare le consegne a domicilio. Per il momento sicuramente è uno scherzo il video del drone usato per consegnare la droga mandato in una serie di catene su Whatsapp e che qui riproduciano (anche se non mancano i precedenti). Però nel cagliaritano un operaio di 27 ani è stato arrestato mentre era in auto in attesa dei clienti (in seguito alla  perquisizione sono stati rivenuti alcuni grammi di cocaina e 200 di marijuana). Un 56enne di Verbania è stato fermato mentre “passeggiava” con 17 grammi di eroina e un grammo di cocaina negli indumenti intimi, già suddivisi in dosi e pronti per lo spaccio. I carabinieri del nucleo investigativo di Siracusa hanno arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, resistenza a pubblico ufficiale e inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità un 21enne che si aggirava per la città a bordo di un motociclo per spacciare droga. Fermato dopo un breve inseguimento, è stato trovato in possesso di 14 dosi di cocaina, per un peso di circa 3 grammi, e 800 euro in banconote di vario taglio.

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