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Solinas e quei dirigenti mancanti nel Corpo Forestale mentre la Sardegna brucia

La Sardegna va in fiamme e pochi giorni fa i sindacati dei vigili del fuoco lamentavano ritardi e molti dirigenti non sostituiti. Ecco cosa c’entra Solinas

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C’è un aspetto del disastro ambientale che si sta compiendo in Sardegna che oggi racconta il Fatto Quotidiano. Il Corpo Forestale dell’isola sarebbe allo sbando. Dopo l’approvazione a maggio da parte del consiglio regionale di una norma che poneva sotto il controllo di Solinas la Direzione generale del Corpo forestale i sindacati dei vigili del fuoco hanno denunciato ritardi e la mancata sostituzione di dirigenti il cui mandato era scaduto

Solinas e il Corpo Forestale senza dirigenti mentre la Sardegna brucia

Tutto è iniziato il 20 maggio. Da quel momento la Direzione generale del Corpo forestale è sotto la Presidenza della Giunta, ovvero sotto il controllo di Solinas. E da allora i sindacati dei vigili del fuoco, racconta il Fatto lamentano ritardi e carenza di dirigenti:

Tanto che il 6 luglio scorso, i sindacati dei Vigili del fuoco denunciavano i “gravi ritardi” organizzativi che stanno “limitando l’operatività del Cfva”. Denunciavano poi che “fra qualche giorno scadranno irrevocabilmente quattro direttori di servizi territoriali che dovranno essere avvicendati in piena campagna antincendio con relativi ritardi (…) e videnti macroscopiche inaccettabili carenze nella programmazione”. Ma i dirigenti dell’antincendio non ancora rinnovati sono molti di più, tanto che appaiono sguarniti i responsabili degli uffici dell’Antincendi e logistica; Affari generali-personale; gli Ispettorati di Oristano, Nuoro, Lanusei e Iglesias. Solo Sassari, Tempio Pausania e Cagliari sono pienamente operativi.

Non solo: a capo della Protezione Civile in Sardegna c’è Antonio Belloi. Per la sua nomina, scrive il Fatto, la procura di Cagliari ha contestato a Solinas il reato di abuso di ufficio. Infatti Belloi non avrebbe i requisiti per ricoprire l’incarico. E intanto la Sardegna brucia:

“Le tragiche immagini che arrivano dalla Sardegna ci lasciano sbigottiti e atterriti. Che ancora nel 2021 per incuria e disattenzione si possa permettere che oltre 20000 ettari brucino in questo modo è inaccettabile e non deve mai più ripetersi. Non è materia sindacale occuparsi delle cause incidentali o dolose della nascita delle fiamme, né quella di valutare le narrazioni giornalistiche che indicavano nel forte vento la causa della loro rapida espansione nelle regioni storiche del Montiferru, della Planargia e del Marghine, ma come Flai nazionale e Flai Sardegna, non possiamo esimerci da alcune dure valutazioni politiche che come ogni anno, sia d’estate che d’inverno, siamo costretti a rilasciare nella costante sordità dei vari livelli istituzionali”. Lo dichiarano in una nota congiunta la Flai Cgil nazionale e la Flai Cgil Sardegna.

“L’abbandono – spiegano – dei territori boschivi e periferici del nostro paese, l’incuria dell’ambiente montano, la sottovalutazione dei rischi idrogeologici e degli effetti dei cambiamenti climatici, sono sempre più frequentemente causa della cronaca nera del giornalismo locale e nazionale. La ferita che l’isola oggi si trova a dover curare è figlia di una visione di sviluppo inesistente e nociva per le comunità e la loro prospettiva”.

“Passeranno decenni – sostengono – prima che le aree coinvolte dalle fiamme potranno essere rivissute come in passato, così come la loro storica vocazione a territori di produzione vinicola, oleicola e zootecnica. Qual è il costo reale di tale perdita? Qual è il costo di aver mandato in fumo il ciclo millenario di rapporto tra le comunità e quei territori? Quali saranno i costi degli interventi di spegnimento e bonifica?”.

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