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Emergenza Coronavirus: la fase 2 fa smettere di fumare

Nella fase 1 c’è chi ha ricominciato o ha aumentato il consumo di tabacco. Ma adesso ci sta ripensando, spiega la LILT

emergenza coronavirus smettere di fumare

Una ricerca della Lega italiana per la lotta ai tumori, la Lilt, condotta dalla Swg a maggio dice che la metà degli italiani ha mutato il proprio atteggiamento nei confronti del fumo: per ansia, stress, incertezza e noia il 20% ha comprato più sigarette, un 3 % ha ricominciato a fumare. Anche perché per la prima volta si sono sentiti additati meno che in passato: il “nemico” ora era chi starnutiva o aveva la tosse. Dall’altro lato un 20 per cento ha fumato meno e un 7 % ha chiuso con le bionde per timore di ammalarsi, per risparmiare o perché i coinquilini protestavano durante il lockdown. Il resto, ovvero un fumatore su due, è rimasto ancorato alle sue abitudini. Sigarette come il cibo, valvola di sfogo, placebo.  In Italia, ricorda oggi Repubblica,  ci sono 11,6 milioni di fumatori, 7,1 milioni gli uomini, mentre le donne sono in costante aumento e i giovani incrociano la prima sigaretta tra i 10 e i 13 anni. «

Dall’indagine emerge una consapevolezza pericolosa — dice Marco Alloisio, presidente di Lilt Milano Monza Brianza — : i fumatori non si sentono esposti perché tra i fattori di rischio per il Covid 19 si parla soprattutto di patologie pregresse e di età». Ma nella Fase 2 cambia la prospettiva: «La propensione alla riduzione del consumo di tabacco è ampia, a livello nazionale il 18% dei fumatori pensa di smettere e un altro 26% di ridurre il consumo abituale», spiega il direttore della ricerca, Riccardo Grassi. Un aiuto viene dal numero gratuito 800 662 492 della Lilt che ha stretto collaborazione con Mindwork, piattaforma che offre counseling psicologico.

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