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Perché Selvaggia Lucarelli, Guia Soncini e Gianluca Neri sono stati assolti

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Ieri il giudice Stefano Corbetta, della XI sezione del Tribunale di Milano, ha assolto Gianluca Neri, Selvaggia Lucarelli e Guia Soncini, accusati di aver “rubato” foto ed e-mail alle showgirl Elisabetta Canalis, Mara Venier, Federica Fontana e al marito di quest’ultima, Felice Rusconi, con presunti hackeraggi nella loro posta elettronica. Oggi la sentenza è l’argomento del giorno sul Fatto e sul Giornale. Marco Travaglio riepiloga la vicenda e segnala i due punti importanti della sentenza:

1) Non fu Neri ad hackerare le e-mail della Canalis: il giudice ha derubricato il reato di accesso abusivo a sistema informatico in rivelazione di corrispondenza segreta abusivamente posseduta. E anche qui ha assolto, forse perché il possesso non era abusivo o perché la corrispondenza non era segreta. Probabile che Neri si approvvigionasse di materiali top secret da siti internazionali di hacker, simili alla galassia Wikileaks. Ma, mancandola querela delle vittime, né le indagini né la sentenza potranno dire chi abbia “succhiato”foto e messaggi dalle caselle di posta.

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2) La Lucarelli disse la verità, quando raccontò di aver ricevuto lecitamente da Neri le foto della festa (e mai una sola e-mail) e le mostrò a Parpiglia e Signorini, senz’alcun fine di lucro. Infatti non violò né il segreto sulla corrispondenza altrui (“il fatto non sussiste”: forse perché ormai le foto scaricate da altri non erano più segrete); né la privacy delle persone immortalate nelle foto (“il fatto non sussiste”: forse perché i protagonisti delle foto, mai pubblicate, non subirono alcun danno). Se qualcuno –com’è evidente –si è introdotto nella corrispondenza privata di Canalis, Fontana & C., è rimasto fuori dal processo, che ha portato alla sbarra gli imputati sbagliati. Resta la curiosità dei tre per quelle foto del tutto innocue, ma non è reato.

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Elisabetta Canalis

Il “patriota” Luca Fazzo, invece, sul Giornale concentra l’attenzione sul fatto che il giudice Corbetta ha riqualificato il reato  in«rivelazione del contenuto di corrispondenza», che colpisce chi «essendo abusivamente venuto a cognizione del contenuto di una corrispondenza a lui non diretta, che doveva rimanere segreta, senza giusta causa lo rivela». Per  procedere su questo reato serve la querela e la “mancanza di una firma” ha portato all’assoluzione:

Ora la sentenza – le cui motivazioni si conosceranno tra novanta giorni – dice che qualcosa di illecito avvenne, ma dà una lettura dei fatti che consente agli imputati di uscire indenni dal processo. Fuori dal capo di imputazione, ma utili secondo l’accusa a capire quanto davvero avvenne, sono restate le intercettazioni colorite tra la Lucarelli e Neri, in cui la brillante corsivista incita il maghetto del computer a frugare nella privacy di questo o quel vip. «Vojo tutti i suoi scheletri», esulta la Lucarelli quando apprende che Neri è finalmente riuscito a entrare nella casella di posta elettronica di Mara Venier, colpevole di essere entrata in collisione con lei.

In realtà è vero che per procedere serviva una querela e quindi il giudice ha dichiarato l’impossibilità di procedere. Ma è anche vero che proprio perché non ha deciso, non è detto che il giudice avrebbe giudicato colpevoli i tre. Ma per il Giornale le sentenze sono come le leggi: con i nemici si applicano, con gli amici si interpretano.

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