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Renzi e la prova del DNA su Lo Porto

Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera indaga oggi su due punti rimasti oscuri riguardo la morte di Giovanni Lo Porto, il cooperante italiano rimasto ucciso in un raid con i droni effettuato dalla CIA nel gennaio scorso. La questione è piuttosto semplice: se è stata effettuata una prova del DNA per avere la certezza della morte del cooperante, come hanno fatto gli americani a procurarsi in DNA per il confronto se l’Italia ha saputo tutto soltanto ad identificazione avvenuta?

Si torna dunque a ieri mattina quando — prima della relazione del ministro degli Esteri alla Camera — circola l’indiscrezione secondo la quale nel corso dell’incontro avvenuto il 17 aprile scorso nello studio Ovale della Casa Bianca, Obama abbia anticipato a Matteo Renzi la possibilità che un ostaggio italiano fosse rimasto ucciso nei raid. Circostanza ufficialmente negata, ma rilanciata dopo la dichiarazione rilasciata ieri sera dal premier italiano alla trasmissione de La7, Otto e mezzo: «La certezza che i due corpi fossero quelli dei due cooperanti noi l’abbiamo avuta mercoledì e credo che anche gli americani l’abbiano saputo mercoledì». «Certezza», dunque conferma a un sospetto già noto.Ma perché negarlo? Il fatto che la morte risalga al gennaio scorso sta creando non pochi imbarazzi. Perché comunque nulla risulta essere stato detto prima del 17 aprile, eppure è accertato come da settimane gli Stati Uniti si stessero occupando della vicenda ed è fin troppo evidente che abbiano deciso di non affrontarla con l’Italia.
Eppure sono state compiute numerose verifiche, addirittura è stato effettuato un esame comparativo del Dna per accertare che si trattasse proprio di Giovanni Lo Porto. Ma anche su questo si sarebbe deciso di mantenere il segreto. E allora chi ha fornito ai servizi segreti statunitensi il reperto per effettuare la comparazione sul codice genetico? Possibile che nessuno nel nostro Paese ne sapesse nulla? E qui si arriva al secondo punto. Gli 007 italiani erano stati informati che Lo Porto poteva essere tenuto prigioniero insieme a Warren Weinstein, l’anziano americano rapito successivamente? La collaborazionetra i servizi di intelligence ha previsto uno scambio informativo sugli ostaggi oppure, come spesso avviene in questi casi,gli Stati Uniti si sono mossi in totale autonomia, addirittura celando ai nostri 007 notizie preziose?

come funziona la guerra con i droni
Come funziona la guerra con i droni (Infografica del Corriere della Sera, 24 aprile 2015)

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