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Quelli che giustificano lo stupro di Rimini

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Non è la prima volta che accade, ma questa volta fa notizia perché gli autori della violenza sessuale sono cittadini stranieri, presumibilmente di origine nordafricana. Quante volte abbiamo sentito uomini (e anche qualche donna) giustificare violenze e stupri subiti da donne con la scusa del “se l’era cercata”? Tante, troppe. Anche quando si è trattato di video rubati – come ad esempio nel caso di Tiziana Cantone – la protagonista veniva insultata e additata come la classica poco di buono se non addirittura peggio. Dopo i fatti di Rimini abbiamo assistito ad un nuovo episodio di rigurgito di violenza verbale contro le vittime degli stupri.

La cultura dello stupro come arma politica

Il fatto che si tratti di un malcostume diffuso non diminuisce la gravità della situazione e delle affermazioni. Il fatto che gli autori delle violenze siano cittadini stranieri non le rende più gravi. Ma una volta di più un drammatico fatto di cronaca ha consentito l’emersione di quelle tendenze che fanno parte della cultura dello stupro. Una cultura che non ha una connotazione politica e a volte viene propria anche dalle donne. Qualcuno forse ricorderà ancora l’invito a stuprare l’allora ministra Cecile Kyenge da parte della consigliera della Lega Nord Dolores Valandro.
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Qualcuno, riferendosi allo stupro di Rimini si è sentito in diritto di commentare la vicenda per giustificare gli assalitori e spiegare che le vittime sono sì vittime, ma che alla fine godono come tutte. È il caso di Abid Jee, il mediatore culturale che ha deciso di commentare così lo stupro di gruppo avvenuto a Rimini. Abid Jee è stato sospeso in via cautelativa dalla cooperativa sociale Lai Momo di Bologna per la quale lavora. Un certo Alberto Neri ha deciso di rincarare la dose spiegando che “a livello biologico” ha ragione. Il problema è che mentre Abid Jee esiste realmente Alberto Neri è un troll che prende di mira i buonisti e gli elettori del PD.
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Per Libero Abid Jee diventa addirittura un capo musulmano. Perché è chiaro che ogni musulmano parla in nome di tutti i musulmani e che il fatto di fare il mediatore culturale significa ricoprire un ruolo di potere in seno ad una fantomatica (quanto inesistente) comunità islamica italiana che elegge i propri capi. Nemmeno rappresentanti o presidenti, perché i musulmani – si sa – si riuniscono in tribù.

Quelli che ci spiegano la bellezza e il piacere dello stupro

Ma non ci sono solo troll. Anche un altro utente Facebook, che dal profilo non sembra essere un provocatore di professione, ci spiega che “gli stupri sono una bufala inventata dai giornalisti figli di papà per gettar fango sui migranti”.
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Il signor Giuseppe sembra voler debunkare il racconto della vicenda spiegando che in spiaggia è proibito dormire e che “lo stupro non può avvenire se la donna non vuole”.
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Qualcuno è riuscito a risalire al profilo – vero o falso che sia – di Giuseppe per chiedere conto delle sue affermazioni. Il problema è che lo affronta facendo a sua volta affermazioni diffamatorie e violente. Ad esempio paragonando l’autore del commento a don Biancalani “con il quale condivide la passione per gli africani in costume e bagnati in piscina”. Proprio lo stesso genere di insulti rivolti al parroco di Vicofaro dai fan di Salvini che lo accusavano di intrattenere rapporti sessuali con i migranti. E Giuseppe non è il solo a pensarla così. O almeno così sembra perché ci sono persone che con la scusa del black humour dicono le stesse cose. E le loro intenzioni non sono affatto chiare, stanno prendendo in giro chi dice che lo stupro alla fine non è poi così male o lo pensano davvero?
 

Tutti contro la Boldrini

Dal momento che gli autori potrebbero essere delle “risorse” la diretta responsabile non può che essere Laura Boldrini. A dare il buon esempio è stato Saverio Siorini, segretario cittadino di San Giovanni Rotondo (Foggia) di Noi con Salvini successivamente espulso dal partito del leader della Lega Nord.
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Ma incredibilmente sono in molti a chiedere che la Boldrini si prenda le sue responsabilità per i fatti di Rimini. Quasi che gli immigrati rispondano ai comandi della Presidentessa della Camera.
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È il caso di Giorgia Meloni che ritiene che la Boldrini sia disposta ad accettare la violenza sessuale come un “male necessario” del multiculturalismo in nome di una difesa ideologica dell’immigrazione. Il fatto che la Boldrini da sempre combatte la violenza sulle donne, ed accusarla di voler proteggere i responsabile per “non rovinare” il buon nome dell’immigrazione è un atto di violenza politica inaccettabile. Tanto più che in Italia la responsabilità politica è individuale.