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I quattro casi di malaria a Taranto

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Dopo il caso di Sofia Zago, quattro braccianti extracomunitari, tre magrebini e un sudanese, di età compresa tra i 21 e i 37 anni, ricoverati da alcuni giorni nel reparto Infettivi dell’ospedale Moscati di Taranto, hanno contratto la malaria. Due dei malati sono residenti in Italia da nove anni, un altro da un paio di mesi e per il quarto sono in corso delle verifiche, ma secondo quanto dice il direttore generale dell’Asl ionica, Stefano Rossi, “la malattia l’hanno contratta qui”. Quella diagnostica ai quattro braccianti è la malaria da ‘Plasmodium falciparum’. Tutti hanno accusato i sintomi tipici della patologia. Le loro condizioni sono in via di miglioramento.

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Malaria: il contagio attraverso le zanzare (Corriere della Sera, 6 settembre 2017)

Come sappiamo, a farli ammalare non sarebbero state zanzare italiane, perché, spiegano dall’Asl di Taranto, “non sono in grado di maturare il ciclo e trasmettere la malattia”. Per questo si ipotizza che sia colpa di zanzare anofele che “possono essere state trasportate nel nostro Paese con bagagli di persone provenienti dalle aree a rischio” o arrivate con pacchi inviati dalle stesse zone, oppure ancora potrebbero esistere in zone che i quattro hanno frequentato. Se confermati, sarebbero dunque nuovi casi autoctoni di malaria dopo quello della piccola Sofia, il primo da oltre 30 anni, deceduta a Brescia lo scorso settembre. Anche in questa ipotesi, afferma Rezza, “sarebbero però sempre dei casi eccezionali e non siamo in una situazione di allarme, anche perché la stagione calda e di maggiore presenza delle zanzare sta finendo”. I casi di malaria importati da altri Paesi sono circa 700 l’anno, ma quelli autoctoni restano rarissimi e sono soltanto cinque quelli registrati in Europa dallo scorso luglio.
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Come si trasmette la malaria (La Repubblica, 6 settembre 2017)

I casi di malaria autoctoni, ovvero contratti in Italia e dovuti alla trasmissione da parte delle zanzare anofele presenti nel nostro Paese, “sono estremamente rari, anche se possibili”, spiegano il direttore del Dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, Gianni Rezza, e gli infettivologi della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit). “Si tratta di casi sporadici che, per alcuni versi, rimangono ‘criptici’. Infatti – spiega Rezza – in genere le zanzare anofele ‘nostrane’ hanno dimostrato di avere la capacità di trasmettere il parassita plasmodium vivex che causa una forma di malaria più leggere ma che tende a determinare recidive”. Nel caso dei 4 uomini infettati a Taranto “si tratta invece di malaria da parassita plasmodium falciparum, che causa una forma più grave della malattia”. Le zanzare anofele autoctone tuttavia, precisa Rezza, “hanno evidenziato una capacità ridotta di trasmissione del plasmodium falciparum, anche se tale eventualità non si può escludere”.