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Il vero problema della quarantena ridotta a 7 giorni

Cosa ne pensano il professor Andrea Crisanti, virologo dell’Università di Padova e Massimo Galli, direttore delle malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano? Il problema rimane sempre quello del numero di tamponi effettuati

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Anche in Italia la quarantena per il coronavirus potrebbe ridursi come in Francia, facendola passare dagli attuali 14 giorni a 7. Ieri l viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri spiegava: «Penso che se verranno confermate le evidenze scientifiche, si procederà a ridurla». E Giuseppe Conte alla festa dell’Unità di Modena aggiungeva: «Qualche Paese sta riflettendo sulla durata della quarantena. Se fosse possibile ridurre il tempo di quarantena da 14 a 7 giorni, potremmo diminuire i costi sociali ed economici». Ma cosa ne pensano il professor Andrea Crisanti, virologo dell’Università di Padova e Massimo Galli, direttore delle malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano? Il problema rimane sempre quello del numero di tamponi effettuati. Cosa succede se chi esce dalla quarantena dopo 7 giorni non viene sottoposto di nuovo al test? Spiega il Fatto:

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Il vero problema, secondo Crisanti e Galli, è sempre quello di tenere alto il numero dei test: “Le persone che escono dall’isolamento dopo sette giorni lo fanno o no? Mi pare di capire di no. Senza, c’è maggiore probabilità di mettere in circolo degli asintomatici”, avverte il professore del Sacco di Milano. “Ridurre la quarantena evitando la responsabilità di fare più tamponi sarebbe pura d e m a go g i a ”, taglia corto il professore di Padova. La sua proposta prevede investimenti su laboratori e macchine, ma c’è da potenziare anche le aziende sanitarie territoriali se è vero che a Milano, come scriveva ieri il Corriere della Sera, superati gli attuali cento casi al giorno, non si è più in grado di fare il tracciamento. “Ogni persona ha in media una decina di contatti, cento positivi sono mille persone da tracciare, isolare e controllare. Oggi sono quasi 1.400 contagi in tutta Italia, vuol dire 14-15 mila persone da tracciare. In Francia hanno migliaia di casi al giorno, in breve milioni di persone in quarantena. È chiaro che il periodo può essere accorciato, per questo ho proposto di fare il test subito, a 48 ore dal contatto. Poi, se negativo, l’asintomatico può andare ma se possibile dev’essere ricontrollato ”. I rischi? “Può rimanere fuori il 7/8 per cento dei casi, ma è come il metro o i due metri di distanza, nessuno lo sa davvero.

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