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Quando Salvini protestava per le rate della Lega (Calcio)

matteo salvini sede lega

Era il 23 marzo 2005 e un giovane europarlamentare che si chiamava Matteo Salvini guidava la protesta in via Rosellini davanti alla sede della Lega Calcio, dove stava per iniziare l’assemblea elettiva per il rinnovo delle cariche. Il barricadero europarlamentare – anche quel giorno non era a Bruxelles – si era presentato insieme ad altri militanti leghisti al grido di “Lazio fallita, Padania salvata”. Con chi ce l’aveva?

Quando Salvini protestava per le rate della Lega (Calcio)

Ce l’aveva con l’accordo con l’erario firmato da Claudio Lotito per conto della S.S. Lazio, che così rateizzava in ventitré diconsi ventitré (e non 76…) anni il suo debito di 140 milioni di euro con il fisco. L’allora ministro del Welfare, un certo Bobo Maroni, rincarava la dose: “Auspico che la Lazio si salvi, anche perché ha lo stesso anno di fondazione del Milan (definizione errata – il Milan è del 1899 mentre la Lazio del 1900 – n.d.a.). Però dico anche a chi deve decidere, cioè al direttore dell’Agenzia delle Entrate, di prestare molta attenzione perché sta definendo un precedente, un paradigma, che poi qualunque azienda potrà pretendere di applicare”.

salvini lega lotito
foto da:
www.laziowiki.org

Un’agenzia di stampa all’epoca riportava le dichiarazioni del leader leghista: “I cittadini del Nord sono contrari a qualsiasi ipotesi di decreto spalmadebiti per le società di calcio, e anche a quelle norme che hanno consentito alla Lazio di Lotito di dilazionare i suoi debiti con il fisco. Le norme fiscali che prevedono sconti o dilazioni nei confronti del fisco – spiegava Salvini – vanno cancellate. Cancellate per tutti a prescindere dal calcio. Al piccolo imprenditore – ha aggiunto Salvini – i debiti fiscali non li toglie nessuno”. O tempora, o mores! Tredici anni dopo proprio la Lega propone alla procura di Genova di rateizzare quel che resta dei 49 milioni che il Carroccio deve restituire allo Stato per un importo di 600mila euro l’anno: 456 rate e 76 anni di tempo per restituire allo Stato il dovuto. Al confronto, Lotito impallidisce e scompare.

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