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Ponte Morandi, i piloni deformi e i cavi ossidati

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La Stampa pubblica oggi un articolo a firma di Matteo Indice e Roberto Sculli in cui racconta che il Politecnico di Milano, ingaggiato come consulente da Autostrade per l’Italia, a metà novembre 2017 segnalò un’allarmante disparità di tenuta fra i tiranti che martedì hanno con ogni probabilità ceduto:

«È probabile – precisavano gli ingegneri e docenti Carmelo Gentile e Antonello Ruccolo, in una relazione riservata consegnata alla società – che le differenze siano riconducibili a una diversa presollecitazione generata, ad esempio, da fenomeni di corrosione nei cavi secondari, difetti di iniezione, ecc… in particolare gli «stralli» (nome tecnico di ciò che in maniera più generica può definirsi «tirante», ndr) del sistema numero 9 (uno di quelli crollati, ndr) si presentano con deformata modale non del tutto conforme alle attese e certamente meritevole di approfondimenti teorico-sperimentali».

Il report ricevuto da Autostrade nove mesi fa chiudeva un cerchio d’inquietanti consulenze universitarie che si era aperto tra il 2001 e il 2003. Quando la facoltà di Architettura di Genova realizzò un particolare approfondimento sempre sulle caratteristiche degli stralli, anima in metallo circondata da calcestruzzo, i bracci che scendono dalla sommità dei piloni a disegnare una “V” rovesciata e dovrebbero reggere il piano su cui corrono i mezzi.

ponte morandi crollo genova

E poi c’è il consulente Francesco Pisani, ingegnere oggi ottantenne che in precedenza aveva partecipato alla progettazione del viadotto:

«Mi chiesero d’intervenire solo sulla campata verso levante (quella che ha ceduto è invece tutta a ponente, ndr), dicendo che le altre due erano in condizioni accettabili e sarebbero state controllate con attenzione». Giovanna Franco, tuttora in servizio all’ateneo del capoluogo ligure, premetteva nel dossier trasmesso pure ad Autostrade che quel tipo di sostegno aveva manifestato da subito (il ponte fu inaugurato nel 1967) «difetti dovuti alla particolare aggressività dell’ambiente esterno, per la presenza di aerosol marino e d’inquinanti gassosi industriali».

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