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Perché la Val di Susa brucia

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In Val di Susa gli incendi infuriano da otto giorni e il numero degli sfollati, da oggi, marcia verso il migliaio. Nella notte tra sabato e domenica il vento ha riattizzato focolai che a Mompantero sembravano sotto controllo. Intervenire con i mezzi aerei in quota è stato impossibile: le raffiche toccavano i cento nodi. Alla fine si è deciso di evacuare paese e frazioni. Le fiamme hanno preso ad avvicinarsi a Susa, dove una casa di riposo con 185 anziani è stata sgomberata: cinque ospiti sono stati sistemati in ospedale, altri sono andati in alberghi e comunità religiose. In città è sorto un centro di accoglienza per duecento persone, mentre un tratto dell’autostrada del Frejus è stato chiuso.

Perché la Val di Susa brucia

Da Sparone, nel Canavese, una delle località in cui la situazione è più critica, il presidente della Regione, Sergio Chiamparino, fa sapere che “il ministro Minniti ci ha garantito che tutti i Canadair operativi sono impegnati per il Piemonte”. Due sono arrivati dalla Croazia. Da giorni Torino abbina l’emergenza smog a caligine e odore di bruciato.

Ma perché non si riesce a spegnere l’incendio, che ormai dura da otto giorni? Ci sono prima di tutto motivi tecnici: il crinale si trova a 1600 metri sul livello del mare, quindi per i vigili del fuoco è impossibile intervenire con le autopompe. Devono agire quindi elicotteri e Canadair, ma le condizioni meteorologiche rendono pericoloso questo tipo di intervento. Il vento forte degli ultimi giorni è un altro elemento di pericolo che, per soprannumero, velocizza anche il propagarsi delle fiamme. Il fatto che non piova da due mesi e mezzo aiuta il fuoco.

La Val di Susa in fiamme e i Canadair

Poi c’è la questione dei Canadair, che puntualmente ricomincia in ogni tipo di emergenza come questa. Scrive Repubblica oggi che in Piemonte sono arrivati due Canadair dalla Croazia, mentre in Lombardia sono arrivati alcuni elicotteri dalla Svizzera:

Sulla carta la flotta dei Vigili del fuoco è la più numerosa d’Europa: hanno 19 Canadair di proprietà dello Stato, la cui gestione è affidata alla multinazionale privata Babcock Italia. È quest’ultima che, in base a un contratto di servizio, fornisce i piloti e si occupa della manutenzione dei velivoli.
È possibile utilizzarne 16 su 19, ma in autunno ne sono disponibili circa la metà, 8-9, perché gli altri devono per contratto sottoporsi al ciclo di manutenzione poiché sono impiegati a pieno regime durante la stagione estiva. I due aerei croati sono entrati in servizio nell’ambito del Meccanismo europeo di Protezione civile, ed è una prassi durante le grandi emergenze: la scorsa estate i Canadair italiani sono entrati in azione in Grecia, in Portogallo e in Corsica.


L’intervento dei Canadair non sarebbe comunque possibile. Un responsabile dei vigili del fuoco, in una intervista resa su uno dei canali ufficiali del Corpo, ha riassunto la situazione in Valle di Susa e, in particolare, nella zona di Mompantero. “La zona è impervia – spiega – ed è raggiungibile solo con i mezzi aerei. Che purtroppo non hanno potuto operare a causa del vento forte: in quota era di cento nodi, a terra oltre i 40/50. Il Canadair è arrivato ma ha dovuto rinunciare”. “Stiamo tenendo sotto controllo – aggiunge – la situazione intorno alle frazioni, alla base del monte. Lì intorno abbiamo dislocato sessanta uomini. Per il resto ci sono volontari che, da terra, seguono con grandi difficoltà le operazioni di bonifica”.

I vigili del fuoco intossicati

Otto vigili del fuoco hanno fatto ricorso a cure mediche ieri in ospedale a Susa dopo essere rimasti intossicati dal fumo degli incendi mentre operavano nella zona di Mompantero. Le loro condizioni non preoccupano i sanitari. Gli operatori, secondo quanto viene riferito dal Comando, sarebbero stati sottoposti a ossigeno-terapia. Secondo una mappa diffusa dai vigili del fuoco gli incendi boschivi interessano quasi tutto l’arco alpino, aggravati da forti rafiche di vento: dal Biellese – dove è stato fermato un sospetto piromane – al Cuneese, passando per il Canavese. Coinvolte le zone di Traversella, Cumiana, Locana, Roure, Cantalupa e Frossasco, Demonte, Pietraporzio, Casteldelfino e Bellino. Chiusa per motivi di sicurezza l’autostrada del Frejus. Le fiamme, però, non risparmiano neanche la Lombardia e in particolare il Campo dei fiori, area protetta che ospita il complesso del Sacro Monte, patrimonio dell’Unesco e un osservatorio astronomico, ora a rischio.


Sono ormai quasi oltre seicento le persone evacuate dalle zone. Dall’intero abitato di Mompantero, dove la notte scorsa il forte vento ha riattizzato dei focolai che sembravano essere sotto controllo, sono state allontanate almeno 450 persone. Evacuazioni in corso anche dall’abitato di Venaus.