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L’OMS e l’Italia che rischia di andare a sbattere sul Coronavirus

Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Oms «distaccato» a Roma per seguire da vicino i fatti italiani, tecnico del Cts, il comitato tecnico scientifico del governo, in un’intervista al Corriere della Sera spiega che ci troviamo di fronte a una fase di crescita dei casi di Coronavirus e può bastare poco per ripiombare nell’emergenza

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Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Oms «distaccato» a Roma per seguire da vicino i fatti italiani, tecnico del Cts, il comitato tecnico scientifico del governo, in un’intervista al Corriere della Sera spiega che ci troviamo di fronte a una fase di crescita dei casi di Coronavirus e può bastare poco per ripiombare nell’emergenza:

Nell’ultimo rapporto del ministero della Salute è scritto chiaramente che c’è rischio di peggioramento. Eppure?
«Eppure sembra che la gente non abbia compreso quanto siamo in pericolo. È adesso che dobbiamo agire, dopo potrebbe essere troppo tardi. Ci vuole un battito d’ali per rientrare nella criticità. Man mano che i casi di nuovi positivi si accumulano i tempi di moltiplicazione dei contagi si accorciano. Significa che la crescita dell’epidemia da lenta diventa rapida e si ha una progressione
geometrica».

Però fino alle scorse settimane sembrava che la situazione fosse in pugno.
«Ed è ancora così. Potremmo tenerla in pugno se tutti, dico tutti, mostrassero senso di responsabilità rispettando le tre regole base. Mascherina, distanziamento e igiene delle mani. Faremmo ancora in tempo a tornare indietro, a cambiare marcia. Invece si vedono movide, affollamenti in spiaggia, giovani che tornano infetti dalle vacanze e spesso diffondono il contagio in famiglia. No, no va per niente bene».

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Qual è il rischio?
«Arrivare a ridosso della riapertura delle scuole con un numero di casi che la renderebbero pericolosissima. Perché è matematico che la curva col ritorno in aula salirebbe ancora».

E allora?
«Allora o azioniamo il freno o andiamo a sbattere. L’Italia per incidenza di nuovi casi è ancora in coda rispetto ai grandi Paesi europei. Guardiamo cosa succede in Francia e Spagna. Però rispetto a qualche settimana fa il nostro Paese mostra una sequenza di tanti, troppi piccoli focolai che tengono alta la circolazione del virus».

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