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Una nuova ipotesi di reato per i 5 Stelle a Roma

marcello de vito

Valeria Pacelli sul Fatto Quotidiano di oggi racconta di una nuova ipotesi di reato che coinvolgerebbe i 5 Stelle romani. Stavolta sotto la lente della procura c’è l’ormai famigerato dossier contro Francesco De Vito, con il quale Daniele Frongia, Virginia Raggi ed Enrico Stefàno accusarono l’attuale presidente dell’Assemblea Capitolina davanti agli attivisti romani di aver commesso anche “un reato”, salvo poi rimangiarsi tutto dopo aver ascoltato la difesa di De Vito. Racconta il Fatto:

Adesso c’è il reato. L’indagine della Procura di Roma sull ’affaire dell’atto di accusa contro il presidente d e ll ’Assemblea capitolina, Marcello De Vito, fa un nuovo passo in avanti. Così nell’ambito di questa inchiesta potrebbero arrivare le prime iscrizioni nel registro degli indagati. La vicenda riguarda un presunto “atto di accusa” che tra dicembre 2015 e gennaio 2016 De Vito avrebbe subìto: sarebbe stato accusato da altri consiglieri (inclusi Virginia Raggi e Daniele Frongia) di aver fatto un accesso agli atti su un cittadino privato in modo non proprio regolare.
De Vito aveva anche scritto una denuncia, mai depositata. Su questo sono state fatte delle domande a Virginia Raggi quando è stata convocata dai magistrati. Il sindaco ha detto di non sapere nulla di come si arrivò ad accusare De Vito. LA PARLAMENTARE Roberta Lombardi, sentita come persona informata sui fatti, invece ha indicato una strada diversa, che per ora non trova conferme nelle indagini della Procura: ha detto in sostanza di aver saputo da altri che dietro quel dossier ci fosse Raffaele Marra, ora in carcere con l’accusa di corruzione. La fonte indicata della Lombardi, però, davanti ai pm ha negato e ha dato una ricostruzione diversa della faccenda.

marcello de vito rettifica
Carlo Bonini su Repubblica specifica il reato, che sarebbe “violazione del segreto d’ufficio”:

Peraltro, a rendere ancora più ricco e imprevedibile il quadro è anche la circostanza che ai due fascicoli aperti per abuso dalla Procura (sulle nomine di Renato Marra, fratello di Raffaele e di Romeo) se ne somma un terzo. Che per altro cerca di fare luce nello stesso stagno di veleni in cui galleggia l’affaire nomine. Quello sull’autore o gli autori ancora ignoti del dossier che incenerì la candidatura nelle “comunarie” M5S di Marcello De Vito, candidato alternativo alla Raggi.
L’ipotesi di reato – violazione del segreto di ufficio – contesta la sottrazione da un ufficio comunale di una delle carte poi utilizzate per macchiare la reputazione di De Vito e sconsigliarne la candidatura a sindaco. Nessuno, tra i testimoni sentiti in Procura nelle scorse settimane ha sin qui dato indicazioni certe sulla paternità di quel dossieraggio.

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