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I migranti di Roccella Jonica al Celio o alla Cecchignola a Roma

Il piano per il trasferimento nella Capitale è ancora al vaglio, ovvero un’opzione su cui si discute e che ancora non ha portato ad una decisione da parte delle forze di governo perché l’altra ipotesi che resta in piedi è quella di impiegare le navi quarantena

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Mentre ad Amantea in provincia di Cosenza parte la protesta contro la decisione di collocare in una struttura Cas (Centro di accoglienza straordinaria) 24 migranti del Bangladesh (non del Pakistan, come si era appreso in precedenza), di cui 13 risultati positivi al Covid-19, trasferiti ieri sera da Roccella Jonica (Reggio Calabria), il governo pensa di trasferire i malati di Coronavirus in due strutture militari di Roma: il Celio o la Cecchignola.

I migranti di Roccella Jonica al Celio o alla Cecchignola a Roma

Il Messaggero scrive che il piano per il trasferimento nella Capitale è ancora al vaglio, ovvero un’opzione su cui si discute e che ancora non ha portato ad una decisione da parte delle forze di governo perché l’altra ipotesi che resta in piedi è quella di impiegare le navi quarantena:

Per questo motivo il ministero dell’Interno e quello delle Infrastrutture stanno valutando una procedura d’urgenza per individuare in tempi rapidi una seconda nave in cui alloggiare i migranti sbarcati in Italia. 11 progetto “romano”, invece, prevede di ricoverare gli extracomunitari nelle strutture dell’esercito presenti nella Capitale. Al policlinico militare del Celio o al centro olimpico della Cecchignola. Due strutture già rodate, che nei mesi scorsi hanno dimostrato di gestire l’emergenza Covid-19. I pazienti ricoverati sono sempre tutti guariti, senza che si registrasse nessun caso di contagio tra il personale sanitario. In questo modo il governo giocherebbe una carta sicura, una sorta di Jolly, proprio perché le forze armate si sono distinte durante il periodo più critico della pandemia.

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Coronavirus: i numeri del 12 luglio (Corriere della Sera, 13 luglio 2020)

Inoltre si andrebbe a disinnescare una pericolosa polemica politica con i governatori di centrodestra. Anche in Sicilia, infatti, si contano 17 migranti positivi al Coronavirus, isolati dentro la nave quarantena ormeggiata a Porto Empedocle, in Sicilia, la Moby Zazà. Sul piede di guerra c’è proprio la governatrice Santelli che parla di «situazione esplosiva» per l’arrrivo di migranti positivi in Calabria. Santelli ha scritto al premier Giuseppe Conte chiedendogli di intervenire, minacciando di vietare gli approdi con un’ordinanza per emergenza sanitaria. La governatrice ha chiesto navi quarantena sul modello della Moby Zazà.

Intanto, contro l’arrivo ad Amantea (Cosenza) di 13 cittadini del Bangladesh affetti da Covid-19 una strada statale è stata bloccata da un gruppo di cittadini, che in serata non avevano ancora smobilitato. I 14 sono parte dei “28 migranti positivi arrivati ieri a Roccella Jonica (Reggio Calabria)” su un totale di 70, ricorda Santelli, secondo la quale “si confermano gli enormi rischi connessi agli sbarchi di persone che arrivano da Paesi in cui l’epidemia è ancora fuori controllo”. Santelli invoca quindi “misure volte ad evitare che gli immigrati vengano gestiti, da un punto di vista sanitario, solo dopo il loro sbarco a terra” e chiede “la requisizione di unità navali, da dislocare davanti alle coste delle regioni italiane maggiormente interessate, a bordo delle quali potranno essere svolti i controlli sanitari e in caso di positività la quarantena obbligatoria”. In mancanza di una risposta rapida del governo, “non esiterò ad agire, vietando gli sbarchi in Calabria”, minaccia Santelli, usando i poteri in campo sanitario. “Ho l’obbligo di difendere i calabresi e chi ha scelto di passare in Calabria le vacanze”, aggiunge perentoria, anche se il sindaco di Roccella Jonica, Vittorio Zito, è più conciliante: “abbiamo il dovere di accoglierli”, afferma.

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