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Akbarzhon Jalilov: il presunto attentatore di San Pietroburgo

Akbarzhon Jalilov 1

Il kamikaze che si è fatto esplodere nella metro di San Pietroburgo sarebbe il 22enne Akbarzhon Jalilov, originario del Kazakhstan. Lo riporta il portale di San Pietroburgo Fontanka. Stando a una fonte delle forze dell’ordine, sentita da Interfax, sarebbe “l’unico responsabile” dell’attentato, che prima ha lasciato l’ordigno (inesploso) alla stazione di Ploshchad Vosstaniya e poi è salito sul treno della linea blu. Secondo la BBC l’uomo è stato identificato come Akbarzhon Jalilov, nato a Osh nel 1995.

Il presunto attentatore di San Pietroburgo

Il comitato di stato kirghiso per la sicurezza nazionale ha reso noto che l’autore dell’attentato è di nazionalità russa e di origine kirghisa, secondo la AP. L’agenzia di intelligence ha precisato che sta cooperando nelle indagini con le autorità russe. Secondo la stampa britannica, che cita sempre i servizi di sicurezza kirghisi (Gknb), l’attentatore si chiama Akbarzhon Jalilov, è nato a Osh e ha 22 anni (e’ nato nel 1995). Secondo la fonte, stando alle ultime informazioni il terrorista ha portato la bomba nella metropolitana di San Pietroburgo in uno zaino. “I resti ritrovati fanno pendere a favore della versione di un’esplosione prodotta da un attentatore suicida, ma le conclusioni definitive potranno essere tratte solo dopo l’esame del DNA”, ha precisato la fonte. Nella giornata di ieri era stata diffusa la foto di un uomo con la barba lunga vestito di nero, identificato a sua volta come un indiziato. Ma l’uomo si è presentato alla polizia smentendo di essere l’attentatore. Scrive oggi il Corriere:

Le telecamere lo hanno ripreso a lungo, soprattutto mentre fuori dalla stazione di piazza Sennaja guardava qualche cosa in mano, forse un cellulare, ma che poteva anche apparire come un detonatore. Gli inquirenti avevano immagini riprese da vicino nelle quali il suo volto si vedeva chiaramente. Sulle televisioni sono state invece diffuse quelle che lo inquadravano di spalle, da una certa distanza o in maniera sfocata. Solo più tardi in serata è arrivata la smentita, comunicata dall’agenzia «Interfax», che ha citato una propria fonte.

san pietroburgo

Il falso sospetto sarebbe salito su un treno nella stazione Petrogradskaya. Portava sul capo un copricapo rotondo, una specie di zucchetto. È quello che nel Caucaso viene definito tyubeteika imam (zucchetto dell’imam) e che abitualmente viene indossato da religiosi o da persone molto attente a questioni di fede. Non è il tipico cappello ceceno o daghestano, spesso di pelo, rotondo e alto. In passato erano state usate per gli attentati di donne suicide, spesso vedove o madri di «martiri» vale a dire terroristi morti durante la guerra con Mosca o eliminati da azioni anti-terrorismo. Mai, almeno in Russia, un attentato è stato affidato a un religioso.

Le foto diffuse, che indicano il ragazzo come originario del Kazakistan, lo mostrano con gli occhiali, una giacca marrone con il cappuccio e un cappello blu.

Akbarzhon Jalilov

Ora i sospetti puntano su Akbarzhon Jalilov. Il giovane, che secondo l’intelligence della repubblica ex sovietica del Kirghizistan “verosimilmente” è l’attentatore suicida della stazione ‘Sennaya Ploshad’, viveva a San Pietroburgo da sei anni, aveva cambiato diversi passaporti e ne aveva uno valido per l’espatrio. Il suo nome era circolato già ieri, prima come ricercato (ed era stata segnalata la sua automobile, una Daewoo Nexia), poi come possibile kamikaze, versione che pare oggi avvalorata dagli inquirenti. Jalilov è il terzo uomo emerso ieri al centro delle indagini, precisa il sito di notizie pietroburghese Fontanka.ru: la polizia della seconda città della Federazione russa aveva ricercato, e subito trovato, un giovane originario della Baschiria (repubblica russa del distretto del Volga).
Akbarzhon Jalilov
“Non sappiamo” se Akbarzhon Jalilov, il cittadino del Kirghizistan che Mosca sospetta essere l’autore della strage nella metro di San Pietroburgo, sia “coinvolto nell’attacco terroristico o no”, afferma il servizio stampa del Comitato per la Sicurezza Nazionale del Kirghizistan, citato dalla Tass. Il Comitato ha ricevuto le informazioni in merito al presunto coinvolgimento di Jalilov “dalla parte russa” ha precisato Rakhat Sulaimanov, un portavoce del Comitato, che in precedenza aveva detto di essere in contatto con le agenzie competenti in Russia che indagano sull’attentato. I servizi kirghisi si limitano a confermare che Akbarzhon Jalilov, nato nel 1995, è originario del Kirghizistan.

Lo zainetto esploso nella metro di San Pietroburgo

In spalla, lo zainetto che avrebbe contenuto l’ordigno rudimentale, poi esploso nel terzo vagone tra la metro ‘Tekhnologhichesky Institut’ e ‘Sennaya Ploshchady’. Il giovane, prima di infilarsi nel vagone e compiere la strage, avrebbe lasciato l’ordigno poi trovato inesploso alla stazione di ‘Ploshchad Vosstaniya’. “Penso che parlare di un possibile coinvolgimento di Maksim Arishev nell’attacco di San Pietroburgo sia prematuro. Le sue ricerche continuano”, ha scritto su Facebook Anuar Zhainakov, ministro degli esteri kazako, spiegando che al momento il ragazzo è disperso. L’addetto stampa del ministero di Astana, ha poi reso noto che ieri alle 21.06, ora locale, al Consolato generale kazako di San Pietroburgo e’ arrivata la chiamata di Irina Arishev da Almaty, la quale ha riferito che dopo la notizia dell’esplosione nel metro’, non è riuscita più a mettersi in contatto con il figlio Maksim Arishev, studente del terzo anno di studi di economia nell’università della città sul Baltico.
san pietroburgo Maksim Arishev
“A San Pietroburgo, Arishev vive con la sua ragazza, la sorella e il genero. – ha raccontato Zhainakov – Secondo le testimonianze dei parenti, l’ultimo contatto con Maksim e’ stato alle 14.30 di ieri, quando aveva comunicato che stava tornando a casa a pranzo, dopo le lezioni, partendo dalla stazione di ‘Sennaya Ploshad’, attraverso quella di ‘Tekhnologhichesky Institut'”. Al momento, il console kazako a San Pietroburgo si trova all’ospedale per il riconoscimento delle vittime. Tra i corpi identificati ci sono, infatti, cittadini kazaki.

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