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Mattia Mingarelli, il cadavere ritrovato nei boschi della Valmalenco

mattia mingarelli

Il “giallo” della scomparsa del comasco Mattia Mingarelli, 30 anni, svanito nel nulla il 7 dicembre nei boschi della Valmalenco, quando aveva deciso di raggiungere la baita di famiglia presa in affitto nella località San Giuseppe, nel territorio comunale di Chiesa in Valmalenco (Sondrio), per trascorrere il weekend dell’Immacolata, finisce con il ritrovamento del cadavere.

Mattia Mingarelli, il cadavere ritrovato nei boschi della Valmalenco

Il corpo senza vita del giovane rappresentante di commercio è stato rinvenuto nel tardo pomeriggio di ieri in una scarpata del bosco, ai margini delle piste da sci della ski-area Palù-Valmalenco. A individuare il cadavere sono stati alcuni sciatori che, immediatamente, hanno dato l’allarme agli agenti della Polizia di Stato in servizio di soccorso e prevenzione incidenti lungo i tracciati bianchi della località turistica della Valtellina. La questura ha informato il magistrato di turno, Antonio Cristillo, che ha coordinato sul posto le indagini per fare piena luce sulla vicenda che presenta diversi aspetti da chiarire. “I genitori sono stati informati del ritrovamento – ha detto l’avvocato Stefania Amato di Brescia, incaricata dalla famiglia di seguire gli sviluppi dell’indagine dai giorni immediatamente successivi alla misteriosa scomparsa -. La zona mi risulta sia inaccessibile a tutti, tranne a chi sta indagando. Sul posto, dalla serata, stanno effettuando i rilievi i militari del Reparto scientifico”.

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“Su come sia morto Mattia non sappiamo nulla: si dovranno attendere gli esiti dell’autopsia – aggiunge il legale -. La vicenda, come bene sanno i giornalisti che si stanno occupando del caso, è gestita con estrema riservatezza dagli inquirenti e anche noi non siamo stati risparmiati da questo modo di condurre l’inchiesta nella massima segretezza”. Non è possibile, al momento, conoscere le cause della morte. Gli inquirenti dovranno capire se si è trattato di una disgrazia, di una tragica caduta durante un’escursione effettuata nei boschi o di un omicidio. Così come si dovrà chiarire se il giovane è morto nel luogo in cui è stato trovato o se il cadavere è stato trasportato nel bosco in un momento successivo.

Mattia Mingarelli: l’agente scomparso in Valmalenco

Per giorni la zona era stata setacciata senza esito dal Soccorso Alpino, dal Sagf della GdF, dai Vigili del fuoco e dai volontari della Protezione Civile. I sub dei carabinieri di Genova avevano scandagliato anche il lago del Palù, mentre il gestore del rifugio dei Barchi, non in veste di indagato ma di persona informata sui fatti, era stato a lungo interrogato e il cane Dante di Mattia stazionava sempre nelle vicinanze del rifugio. Nell’area, dove sono in corso gli accertamenti, illuminata a giorno da una potente fotocellula dei Vigili del fuoco di Sondrio, è giunto anche il colonnello Emanuele De Ciuceis, comandante provinciale dei carabinieri.

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Le indagini hanno consentito di ricostruire i suoi spostamenti: la casa aperta per lasciare i bagagli, il pranzo in un ristorante della zona, dove sarebbe dovuto tornare a cena, l’incontro con il titolare del rifugio Ai Barchi, l’ultimo a vederlo. Attorno alle 16 ha postato su Instagram la foto del suo cagnolino. Da quel momento il buio. Il rifugista avrebbe detto di aver trovato il cellulare in mezzo alla neve, davanti al suo ristoro, dopo averlo sentito squillare. Poco distante da dove è stato recuperato il cane Dante, da cui Mattia non si separava mai. L’uomo, con piccoli precedenti penali, è stato ascoltato a lungo dai carabinieri.

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