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Macerata, l’errore di negare la piazza alla democrazia

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Stefano Cappellini su Repubblica oggi critica la richiesta del sindaco di Macerata di sospendere ogni manifestazione in città dopo il caso di Luca Traini: la piazza sarà proibita sia ai democratici convocati dall’Anpi per reagire allo stragismo razzista sia ai quei movimenti neofascisti che stanno cercando di spacciare Luca Traini per un modello civile di patriottismo.

Una equiparazione di fatto dei democratici antirazzisti e di Casapound, Forza nuova e tutto il ciarpame fascio-leghista che vuole trasformare Macerata nella sua maleodorante trincea. Immaginate se Parigi, all’indomani della strage di Charlie Hebdo o del Bataclan avesse vietato di scendere in piazza alla politica e alla società civile per questioni di ordine pubblico o, peggio, solo per garantirsi di poter fare altrettanto con un eventuale presidio di integralisti islamici o di simpatizzanti del jihad.

Questa presa di posizione del sindaco – che ha costretto l’Anpi a sconvocare la manifestazione di sabato – assume una sua perversa logica solo alla luce del tentativo in atto di rimuovere la matrice terrorista e fascista dell’azione di Traini. Tentativo colpevolmente legittimato dalla timidezza di buona parte dell’arco politico, a cominciare dal principale partito della sinistra (con qualche lodevole eccezione: Graziano Delrio ha spiegato a Repubblica come non sia tollerabile la rinuncia a puntare il dito sulla recrudescenza neofascista).

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Repubblica segnala che nella polemica la destra e la sinistra perseguono due obiettivi diversi; quello della sinistra però è smaccatamente elettorale e dimostra la scarsa lungimiranza degli attuali dirigenti, tutti proiettati al 4 marzo invece che a comprendere che una resa oggi è una sconfitta domani:

La destra persegue l’obiettivo per tornaconto ideologico – Traini è un “pazzo” ma il suo gesto va inquadrato nell’esasperazione anti-migranti. La sinistra, invece, per resa elettorale – nella convinzione che sia perdente dal punto di vista del consenso ingaggiare una battaglia sul razzismo alimentato dalle teorie dell’«invasione straniera» e della «sostituzione etnica». Tutto nasce da un’altro folle nesso logico, anch’esso sodganato da un senso comune tanto dilagante quanto inaccettabile, cioè legare l’atroce crimine ai danni di una ragazza italiana all’azione di Traini, come si trattasse di un’atto di “giustizia”, sbagliato ma mosso da intenzioni se non giustificabili comunque comprensibili.

Altra contraddizione evidente. I Salvini deprecano che ci siano islamici che giustificano le stragi dell’Isis in nome delle stragi di bimbi in Siria o delle bombe americane, però poi concedono di fatto a Traini la medesima attenuante. E in questa pericolosa confusione Macerata chiude la piazza a chi vorrebbe riportare il dibattito pubblico, compreso quello sulla gestione della immigrazione, nel suo recinto naturale. Che sarebbe quello dell’antifascismo, dell’antirazzismo e, in una parola, della Costituzione.

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