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Lockdown a Milano? Cosa può succedere oggi

Già da oggi potrebbero partire nuove misure restrittive previste per Milano, che potrebbero essere replicate anche nelle altre zone calde dell’epidemia di Coronavirus in Lombardia, ovvero le province di Monza e Varese

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Milano supera per il secondo giorno il muro dei mille positivi in un giorno e diventa osservata speciale, per questo sono previste nuove misure per contenere la curva dei contagi che potrebbero venire decise già domani, in una serie di incontri che vedranno Regione e Comune alla ricerca di soluzioni condivise, mentre oggi non tutto è filato liscio tra le due principali istituzioni lombarde, con la polemica tra il sindaco Sala e l’assessore regionale Cattaneo su Area B. E’ chiaro che “su Milano bisogna porre una particolare attenzione”, ha detto, ancor prima di conoscere i dati, il governatore Attilio Fontana, che in serata ha deciso di prorogare fino a lunedì 19 ottobre l’attuale ordinanza in vigore in Lombardia. Non si escludono però nuove misure, e infatti sono stati convocati per domani i sindaci dei capoluoghi di provincia e i capigruppo dei partiti rappresentati in Consiglio regionale. Oltre al blocco delle visite nelle Rsa, si punta a una maggiore differenziazione dell’orario scolastico, a rivedere il livello di pubblico ammesso nei palazzetti, e per l’università, l’ipotesi su cui si starebbe ragionando con i rettori è di lezioni in presenza solo per le matricole. Spiega il Fatto:

Una corsa verso l’alto. È quella dei contagi in Lombardia che ieri hanno toccato quota 2.067 – 1.844 mercoledì e già era stato un record –, 72 le persone in terapia intensiva (+8), 726 in altri reparti (+81). Ventisei morti, tamponi analizzati 32.507. La più colpita, la provincia di Milano, con 1.053 casi, 515 in città. Numeri che hanno fatto scattare l’allarme, non ancora l’emergenza. Ieri il sindaco Sala, dopo l’incontro col Prefetto, ha escluso “interventi radicali”, sottolineando come eventuali chiusure ci saranno “solo se la situazione dovesse aggravarsi”. Ma ha evidenziato come “da due giorni l’indice Rt nella Città metropolitana ha superato 2 e preoccupa la tendenza”. Ogni decisione è rinviata a oggi, quando si terranno sia l’in -contro Comune-Regione, sia la riunione del Cts. Intanto però iniziano le difficoltà: l’ospe -dale Sacco ha chiuso il pronto soccorso ai pazienti non Covid. La struttura è “invasa”, ha dichiarato il cardiologo Maurizio Viecca, “abbiamo pregato il 118 di non portare urgenze qui, anche se ovviamente chi si autopresenta viene curato”. Stessa scelta per il Fatebenefratelli. Comprensibile quindi l’appello lanciato da Vittorio Demicheli, ds dell ’Ats Città metropolitana: “Se siamo veloci possiamo ancora fare provvedimenti più restrittivi senza arrivare a bloccare tutto. Ma ciascuno deve rinunciare a qualcosa”

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Le misure restrittive previste per Milano, scrive Repubblica, verranno replicate anche nelle altre zone calde dell’epidemia di Coronavirus in Lombardia, ovvero le province di Monza e Varese:

Sala, ad esempio, era ostile in partenza all’ipotesi di introdurre la didattica a distanza. La ministra dell’Istruzione anche, tanto da aver provato a opporsi politicamente alle restrizioni adottate dalla Campania sulla scuola. Il governo, però, sembra andare in tutt’altra direzione: pesa molto la linea del rigore di Speranza, ma conta anche il sostegno del segretario dem Nicola Zingaretti — a sua volta preoccupato per la situazione del Lazio — alla “linea De Luca”. Molto, ovviamente, dipenderà dai numeri di oggi e dal monitoraggio delle tenuta delle strutture ospedaliere. È però chiaro che Milano si avvia verso una soluzione che ricalca in buona parte la proposta avanzata da Luca Zaia per il Veneto, vale a dire didattica a distanza per università e, come minimo, per gli ultimi tre anni delle superiori. Le restrizioni che si appresta a lanciare Sala saranno “copiate” quasi in presa diretta anche dalle province di Monza e Varese, così almeno consiglia Fontana. Per il momento non saranno invece toccate Bergamo, Cremona e Brescia. A guardare la mappa della Lombardia, insomma, si scopre una dinamica opposta — almeno per ora — a quella della prima ondata: i territori meno toccati a marzo sembrano il nuovo epicentro di oggi.

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