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L'interrogatorio di Luca Lotti su CONSIP

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Il ministro dello Sport Luca Lotti “nel corso di un sereno interrogatorio durato circa un`ora, ha risposto puntualmente a tutte le domande che gli sono state rivolte e ha ribadito con fermezza la sua estraneità ai fatti contestati”. Lo affermano in una nota i difensori di Lotti, Franco Coppi ed Ester Molinaro. Oggi il ministro, indagato per rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta CONSIP, è stato sentito dal procuratore capo Giuseppe Pignatone e dal pm Mario Palazzi.

L’interrogatorio di Luca Lotti su CONSIP

Lotti è entrato nel luogo riservato dove è avvenuto l’incontro con i pubblici ministeri poco prima delle 12 e ne è uscito poco prima delle 14. Il ministro dello Sport è indagato per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento. A fare il suo nome ai magistrati per la prima volta è stato Luigi Marroni durante l’interrogatorio a Napoli in seguito alla bonifica del suo ufficio. L’uomo che Matteo Renzi ha messo nel 2015 al vertice della Consip ha raccontato ai magistrati di aver ricevuto tre avvertimenti dell’indagine che lo coinvolgeva: uno da Filippo Vannoni, anche lui renziano di ferro e presidente di Publiacqua, che lo ha avvertito di essere intercettato. Uno da Emanuele Saltalamacchia, comandante dei carabinieri. E uno da Luigi Ferrara, presidente di Consip che dice di averlo saputo dal comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette. Poi Marroni ha messo testualmente a verbale: “Sempre a luglio 2016 durante un incontro Luca Lotti mi informò che si trattava di un’indagine che era nata sul mio predecessore Domenico Casalino (non indagato, ndr) e che riguardava anche l’imprenditore campano Romeo. Delle intercettazioni ambientali nel mio ufficio l’ho saputo non ricordo se da Lotti o da un suo stretto collaboratore”.

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Luigi Marroni, AD di Consip e accusatore di Lotti e Tiziano Renzi

Poi c’è Filippo Vannoni, che prima ha sostenuto  di non ricordare come era venuto a sapere dell’inchiesta Consip ma quando i magistrati Henry John Woodcock e Celeste Carrano gli hanno letto il verbale dell’ad di Consip ha cominciato a rimembrare: “Fu Luca Lotti a dirmi che c’era una indagine su Consip, dicendomi di stare attento”. E ha sostenuto  anche che a dargli un allarme “generico” sulla Consip fu Matteo Renzi. A questo punto Lotti si è presentato dai magistrati il 27 dicembre. E ha raccontata una storia stranissima, riportata nel gennaio scorso dal Fatto:

Dopo aver specificato di conoscere Vannoni dal 2008 ma di non “averlo incontrato nel corso del 2016”, Lotti spiega di esserselo ritrovato davanti per puro caso proprio “il 21 dicembre”. Racconta il ministro che all’alba di quel mercoledì mattina, poco prima delle sette, ha “incontrato casualmente alla stazione di Firenze il Vannoni, con il quale mi sono velocemente salutato apprendendo che si stava recando a Napoli”. I due salgono sullo stesso treno che parte alle 6.50 da Santa Maria Novella.
Lotti alle 8.48 scenderà a Roma Termini, mentre Vannoni proseguirà fino al capoluogo campano dove arriva alle 9.55 e corre in procura perché convocato dai pm Henry John Woodcock, Enrica Parascandalo e Celeste Carrano. Del resto quella mattina su quel treno Vannoni ci sale solo per questo motivo: andare a Napoli per essere interrogato dai magistrati che da lui vogliono la conferma di quanto dichiarato da Luigi Marroni, amministratore delegato di Consip, e cioè che la soffiata sull’inchiesta è arrivata da alcuni soggetti: il comandante dell’Arma, Tullio Del Sette; il comandante dei carabinieri della Toscana, Emanuele Saltalamacchia, Lotti. E lui.

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Filippo Vannoni, presidente di Publiacqua

Vannoni è sottoposto a interrogatorio come persona informata sui fatti, non è indagato. Parla per oltre due ore e alle 15 è già a Roma. A Largo Chigi. Dice a verbale Lotti: il pomeriggio del 21, mentre “stavo rientrando in ufficio, ho trovato Vannoni, voleva parlarmi”. Vannoni, prosegue Lotti, “imbarazzato e con modi concitati, mi ha informato di essere stato sentito da Woodcock a Napoli e di avergli riferito di aver ricevuto da me informazioni riguardo l’esistenza di indagini su Consip; alle mie rimostranze circa la falsità di quanto affermato, lui ha ammesso di aver mentito e quando ho chiesto il perché si è scusato in modo imbarazzato, ottenendo una mia reazione stizzita, tanto da avergli detto ‘non ti do una testata per il rispetto del luogo nel quale siamo’, congedandolo”.

Nel frattempo Vannoni ha ritrattato tutte le accuse nei confronti di Lotti in un interrogatorio a Roma, sostenendo di essere stato intimidito dai pubblici ministeri di Napoli. E il parlamento ha respinto una mozione di sfiducia nei confronti di Lotti.