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Filippo Vannoni si rimangia le accuse a Luca Lotti

filippo vannoni consip

L’inchiesta CONSIP rischia di finire davvero male. E soprattutto di lasciare un alone di mistero e di non detto nei confronti degli indagati. Perché, come pronosticava qualcuno, dopo la strana ritrattazione di Luigi Ferrara anche Filippo Vannoni, presidente della fiorentina Publiacqua, ha deciso di rimangiarsi le accuse nei confronti di Luca Lotti mentre finisce indagato con l’accusa di favoreggiamento. Racconta infatti oggi Conchita Sannino su Repubblica:

Negli uffici giudiziari romani si apre un altro versante di istruttoria dagli esiti clamorosi: viene interrogato – stavolta in qualità di indagato, per favoreggiamento – Filippo Vannoni. È il presidente di Publiacqua a Firenze indicato dall’ex amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, come uno degli uomini che gli aveva soffiato in un orecchio la notizia dei telefoni sotto controllo.
Una versione che Vannoni, a sua volta, aveva confermato dinanzi ai magistrati napoletani, rivelando addirittura la sua fonte: l’ex sottosegretario Luca Lotti. Ieri, cambio drastico di scena. Vannoni, stando a indiscrezioni, riscrive ogni parola, ritratta quasi tutto. Due nuove puntate che si consumano a ridosso dell’interrogatorio, previsto per domani mattina a Roma, del pm Henry John Woodocok, indagato con la giornalista Rai Federica Sciarelli per rivelazione del segreto d’ufficio.

tiziano renzi giglio magico
I protagonisti dell’inchiesta Consip (La Repubblica, 2 marzo 2017)

Quello che Vannoni avrebbe detto davanti ai magistrati di Roma ieri ha dell’incredibile sia per la retromarcia nel merito che per le motivazioni:

Gli atti dell’interrogatorio sono top secret, il suo avvocato Alessandro Becattini respinge ogni domanda sul merito e si limita a dire: «Il mio assistito ha esaurientemente risposto alle contestazioni, ha spiegato e chiarito la sua posizione». Ma, stando alle indiscrezioni, Vannoni non avrebbe salvato quasi nulla della sua deposizione resa cinque mesi fa dinanzi ai pm Woodcock e Celeste Carrano. Parlando addirittura di un clima di disagio e di soggezione in cui aveva vissuto quel faccia a faccia con i magistrati.
In più, a destare sorpresa sarebbe il cuore della sua nuova versione: non solo non era stato Lotti a rivelargli dell’indagine, ma Vannoni si sarebbe addirittura inventato la notizia dei telefonini sotto controllo. Il motivo? Per tacitare Marroni, che lo pressava continuamente, chiedendo consigli su come gestire Consip. Aveva allestito una tale commedia, Vannoni? Oppure mente oggi?

Come era entrato Luca Lotti nell’inchiesta? A fare il suo nome ai magistrati per la prima volta era stato proprio Luigi Marroni durante l’interrogatorio a Napoli in seguito alla bonifica del suo ufficio. L’uomo che Matteo Renzi ha messo nel 2015 al vertice della Consip raccontò ai magistrati di aver ricevuto tre avvertimenti di un’indagine che lo coinvolge: uno da Filippo Vannoni, anche lui renziano di ferro e presidente di Publiacqua, che lo avvertiva di essere intercettato. Uno da Emanuele Saltalamacchia, comandante dei carabinieri. E uno da Luigi Ferrara, presidente di Consip che diceva di averlo saputo dal comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette. Poi Marroni mise testualmente a verbale: “Sempre a luglio 2016 durante un incontro Luca Lotti mi informò che si trattava di un’indagine che era nata sul mio predecessore Domenico Casalino (non indagato, ndr) e che riguardava anche l’imprenditore campano Romeo. Delle intercettazioni ambientali nel mio ufficio l’ho saputo non ricordo se da Lotti o da un suo stretto collaboratore”.

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Luigi Marroni, AD di Consip e accusatore di Lotti e Tiziano Renzi

Qui compare in scena Filippo Vannoni. Viene ascoltato dopo Marroni come testimone e ovviamente deve dire la verità. Prima sostiene di non ricordare come è venuto a sapere dell’inchiesta Consip ma quando i magistrati Henry John Woodcock e Celeste Carrano gli leggono il verbale dell’ad di Consip comincia a rimembrare: “Fu Luca Lotti a dirmi che c’era una indagine su Consip, dicendomi di stare attento”. E sostiene anche che a dargli un allarme “generico” sulla Consip fu Matteo Renzi. A questo punto Lotti si presenta dai magistrati il 27 dicembre. E racconta una storia stranissima, riportata nel gennaio scorso dal Fatto:

Dopo aver specificato di conoscere Vannoni dal 2008 ma di non “averlo incontrato nel corso del 2016”, Lotti spiega di esserselo ritrovato davanti per puro caso proprio “il 21 dicembre”. Racconta il ministro che all’alba di quel mercoledì mattina, poco prima delle sette, ha “incontrato casualmente alla stazione di Firenze il Vannoni, con il quale mi sono velocemente salutato apprendendo che si stava recando a Napoli”. I due salgono sullo stesso treno che parte alle 6.50 da Santa Maria Novella.
Lotti alle 8.48 scenderà a Roma Termini, mentre Vannoni proseguirà fino al capoluogo campano dove arriva alle 9.55 e corre in procura perché convocato dai pm Henry John Woodcock, Enrica Parascandalo e Celeste Carrano. Del resto quella mattina su quel treno Vannoni ci sale solo per questo motivo: andare a Napoli per essere interrogato dai magistrati che da lui vogliono la conferma di quanto dichiarato da Luigi Marroni, amministratore delegato di Consip, e cioè che la soffiata sull’inchiesta è arrivata da alcuni soggetti: il comandante dell’Arma, Tullio Del Sette; il comandante dei carabinieri della Toscana, Emanuele Saltalamacchia, Lotti. E lui.

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Filippo Vannoni, presidente di Publiacqua

Vannoni è sottoposto a interrogatorio come persona informata sui fatti, non è indagato. Parla per oltre due ore e alle 15 è già a Roma. A Largo Chigi. Dice a verbale Lotti: il pomeriggio del 21, mentre “stavo rientrando in ufficio, ho trovato Vannoni, voleva parlarmi”. Vannoni, prosegue Lotti, “imbarazzato e con modi concitati, mi ha informato di essere stato sentito da Woodcock a Napoli e di avergli riferito di aver ricevuto da me informazioni riguardo l’esistenza di indagini su Consip; alle mie rimostranze circa la falsità di quanto affermato, lui ha ammesso di aver mentito e quando ho chiesto il perché si è scusato in modo imbarazzato, ottenendo una mia reazione stizzita, tanto da avergli detto ‘non ti do una testata per il rispetto del luogo nel quale siamo’, congedandolo”.

Ora che Ferrara e Vannoni si sono rimangiati tutto, cosa resta dell’inchiesta CONSIP?

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