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L'abolizione del reato di clandestinità

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Dopo aver annunciato espulsioni straordinarie per gli immigrati irregolari il Viminale torna a pensare di abolire o modificare il reato di clandestinità per rendere più veloci le procedure per espellere gli stranieri che non hanno diritto di stare in Italia. Scrive il Messaggero:

Il governo Renzi aveva già più volte ipotizzato di depenalizzare il reato di clandestinità. Dopo la bocciatura della Corte Costituzionale, per i casi di inottemperanza all’ordine di lasciare il paese, al posto delle pene detentive è prevista una pena pecuniaria, che però può però essere trasformata in detenzione domiciliare pari a 45 giorni. Un passaggio che, insieme ai mancati accordi bilaterali con i paesi terzi,rallenta l’effettiva esecuzione alle misure di allontanamento forzato.
Adesso Minniti punta a modificare la norma. La misura era stata inserita in un disegno di legge su una serie di depenalizzazioni, stralciato, però, al momento del passaggio in Parlamento nel gennaio scorso. Alle Camere, tra l’altro, a partire dal 2013, sono presenti sei proposte di legge, ma di nessuna è stato avviato l’iterparlamentare.

Alle Camere a partire dal 2013, sono presenti sei proposte di legge in materia. Ma di nessuna di queste è stato avviato l’iter parlamentare. A più riprese il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha sottolineato la necessità di mettere mano alla questione. A fine gennaio scorso, il primo presidente della Corte di Cassazione Giovanni Canzio ha sottolineato che si tratta di un reato “inutile e dannoso” e ha, di fatto, suggerito che venga sostituito con una sanzione amministrativa.

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Il reato di clandestinità in Italia

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha intanto spiegato che uno stato membro della UE non può mettere in carcere un immigrato di un Paese extra-Ue soltanto perché è entrato irregolarmente nel territorio di uno Stato membro. In una sentenza sul caso di una donna del Ghana fermata senza documenti dalle autorità francesi alla frontiera con il Belgio, la Corte chiarisce che “la ‘direttiva rimpatri’ impedisce che un cittadino di un Paese non Ue, prima di essere sottoposto alla procedura di rimpatrio, possa essere recluso per il solo motivo del suo ingresso irregolare nel territorio di uno Stato membro attraverso una frontiera interna dello spazio Schengen”.

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