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La versione del magistrato Bellomo sulle minigonne per le studentesse

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«Il mio è un metodo scientifico di intendere la funzione della ragione nelle cose umane. Tutti i geni, anche Einstein, si sono dovuti difendere dagli attacchi di chi non ne conosceva le idee. Non avrei voluto divulgare le mie, ma sono venute fuori. Allora perché non dite che funzionano? Le mie allieve (e i miei allievi) hanno superato il concorso più di quelle di qualunque altro corso»: dopo giorni di silenzio il magistrato Francesco Bellomo, accusato di aver vessato studenti e studentesse anche attraverso la pubblicazione di storie intime sulla sua rivista giuridica «Diritto e scienza», rompe il silenzio e in un’intervista al Corriere della Sera spiega le sue ragioni.

La difesa del magistrato Bellomo

Il magistrato Bellomo però non entra nel merito del dress code, ovvero dell’accusa di aver obbligato le allieve della sua scuola privata di formazione per magistrati, “Diritto e Scienza”, a presentarsi ai corsi in minigonna, tacchi a spillo e trucco marcato, pretendendo anche che non fossero sposate. «Il dress code non è quello che scrivete. Le foto? Quelli sono eventi. E il dress code non mi è stato contestato, mentre leggo che sono stato condannato per quello. Io non posso e non voglio parlare di quel procedimento di fronte al Consiglio di Stato. Ma se anche volessi, come nel processo di Kafka io, tutt’ora, le accuse non le conosco. Non mi hanno contestato nessuna clausola. Un uomo che ha fatto il pm in realtà complicate come la Sicilia, può essere censurato per un dress code?».

francesco bellomo
Le pagine distribuite agli iscritti al corso per magistrati della scuola “Diritto e scienza” con le indicazioni sull’abbigliamento (La Repubblica, 11 dicembre 2017)

Anche per aver raccontato i rapporti sessuali che una borsista aveva con lei e con altri uomini.
«Bisognerebbe sapere se c’era il consenso».
C’era?
«Certo. Questa ragazza ha vinto il concorso, durante la pubblicazione della rivista. Non vi fate domande?».
Alcune ragazze raccontano di altre allieve selezionate per meriti che, una volta diventate borsiste, non parlavano più con nessuno e sembravano entrate in una setta.
«Non è vero niente. Non è scritto da nessuna parte. Io quando ero pm gli anonimi li cestinavo».
Allora può rassicurare le sue allieve che non denuncerà chi deciderà di parlare?
«Come posso rassicurarle di una cosa che non esiste?»
Temono che le faccia bocciare al concorso.
«Assurdo. Non ne ho il potere».

Il magistrato Bellomo e il dress code

Intanto c’è l’avvio di un provvedimento disciplinare nei confronti del consigliere che ora vede scendere in campo anche la procura di Bari con un’indagine conoscitiva – per ora un fascicolo “modello 45”, cioè senza ipotesi di reato né indagati – proprio per accertare eventuali condotte illecite commesse anche nel capoluogo pugliese. Bellomo, infatti, è di origini baresi. E la scuola da lui diretta ha sedi a Milano, Roma e Bari. La vicenda, tra l’altro, ha finito col coinvolgere anche un pm, Davide Nalin, che alla procura di Rovigo si occupa di reati a sfondo sessuale e contro le donne, collaboratore di Bellomo, su cui pende la richiesta del Pg della Cassazione di sospensione cautelare dalla funzione e dallo stipendio, mentre è già fissata per venerdì l’udienza cautelare nella sezione disciplinare del Csm che lo riguarda.
consiglio di stato francesco bellomo
L’intera vicenda ha molti aspetti ancora da approfondire, per lo meno sul piano penale, mentre ben più definiti appaiono i profili disciplinari. Non è un caso se per Bellomo, cui è stato vietato di svolgere attività di docenza, è già partita il 27 ottobre, deliberata dal Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa, la richiesta di destituzione, ossia la sanzione più dura fra quelle previste e praticamente mai applicata nella storia repubblicana. Ora, dopo la stesura di un parere della prima commissione, si dovrà esprimere l’adunanza generale. La conclusione dell’iter, che ha visto anche nel corso degli scorsi mesi l’audizione di tutte le parti coinvolte, compresa la ragazza e il padre che ha sporto denuncia, “è imminente”, assicura la giustizia amministrativa.

L’azione disciplinare sul magistrato Bellomo

Il presidente del Consiglio di Stato, Alessandro Pajno, ha ricevuto il 23 gennaio 2017 gli atti relativi alla vicenda, “per il successivo inoltro alla procura della Repubblica di Roma”, ed ha esercitato l’azione disciplinare, di cui è titolare, il successivo 2 febbraio, quindi 10 giorni dopo. I tempi successivi sono in parte dettati dalla legge e dalle procedure e sono stati “i più rapidi consentiti”, assicurano gli organi della giustizia amministrativa.
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Intanto il Fatto riporta oggi i verbali di un’altra ragazza che che ha tentato di sottrarsi alle presunte vessazioni:  “Ogni tanto c’erano telefonate sul concorso e sui principi da rispettare e il consigliere Bellomo, in base al principio di gerarchia, l’aveva ripresa perché lei avrebbe dovuto rispondere subito alle sue telefonate. In particolare, era avvenuto che Bellomo le aveva inviato un messaggio al quale lei aveva risposto il giorno dopo. Questo ritardo le era stato specificamente contestato da Bellomo come un inadempimento agli impegni assunti”.