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Francesco Bellomo: il magistrato del Consiglio di Stato accusato di aver vessato le studentesse

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Francesco Bellomo, per anni magistrato in Sicilia, ora nel Consiglio di Stato, deve lasciare l’incarico secondo l’organo di autogoverno dello stesso Consiglio di Stato (manca il parere dell’adunanza). Tutto ciò a causa di una rivista giuridica, «Diritto e scienza», e a una vicenda surreale che oggi viene raccontata attraverso i verbali della testimonianza resa da una sua studentessa il 23 giugno scorso.

Francesco Bellomo: la storia del consigliere di Stato

È il 23 giugno 2017 e al Consiglio di Stato si siede la studentessa il cui padre ha denunciato Francesco Bellomo, direttore della scuola “Diritto e scienza”, per le vessazioni subite dalla figlia. Nove pagine di interrogatorio rivelano il dramma vissuto dalla ragazza durante il corso per aspiranti magistrati tenuto da Bellomo. È un verbale che Repubblica racconta oggi, insieme a quelli di una sua collega, del pm di Rovigo Davide Nalin, e alla nota dei carabinieri da cui Bellomo pretendeva una conciliazione forzata con la studentessa. Secondo il racconto dei verbali gli allievi, uomini e donne, che volevano seguire il corso di Bellomo erano obbligati a firmare un contratto che regolava la loro vita privata. Da una parte c’erano le regole per vestirsi e truccarsi, dall’altra non avere rapporti se non con partner “approvati” e pagare penali di centomila euro in caso di matrimonio.

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Le pagine distribuite agli iscritti al corso per magistrati della scuola “Diritto e scienza” con le indicazioni sull’abbigliamento (La Repubblica, 11 dicembre 2017)

Parlando con il Corriere della Sera, Bellomo ha però negato tutto: «Non posso raccontare i fatti, perché sono tenuto al silenzio, ma non sono come li hanno descritti. Anche se lo fossero però sarebbe solo una vicenda di costume», ha spiegato l’uomo, con un passato come magistrato ordinario in Sicilia. Nell’atto di incolpazione si legge la sua reazione alle accuse che ritiene false: «Datemi la possibilità di contro-esaminare chi mi accusa e usciranno dall’aula piangendo per le menzogne che hanno detto».

«Così il prof mi minacciava»

Nell’articolo firmato oggi da Liana Milella per Repubblica si entra nel dettaglio delle accuse: «Ho iniziato a frequentare il corso nel 2014-2015 a pagamento. Non avevo fatto domanda per la borsa di studio in quanto alcune clausola, come l’obbligo di segretezza, avevano destato in me perplessità. Avevo letto il caso di una collega che era stata sottoposta a due prove, un giro in macchina a velocità elevata e una passeggiata in una zona urbana connotata da microcriminalità», racconta la ragazza nel verbale. La studentessa descrive Bellomo «docente di tutte e tre le materie, diritto civile, penale, amministrativo, l’impressione è che lui facesse tutto». È il factotum di “Diritto e scienza”. «Ho espresso perplessità sul dress code obbligatorio. Sulla clausola del fidanzato non sollevai obiezioni perché non ero fidanzata. Bellomo mi ha detto che potevo mantenere rapporti amichevoli con uno studente dello stesso corso, facendomi capire che non raggiungeva il punteggio algoritmico sufficiente per poter avere una relazione sentimentale».

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Foto da: Il Fatto Quotidiano

E ancora: «Siamo andati a cena. Mi ha chiesto l’elenco dei miei ex. Ne è nata una discussione perché non gli avevo detto di aver avuto un incontro intimo con il mio ex. Bellomo si è alterato, io ho pianto. Quella sera, con un bacio, è iniziata la nostra relazione. Mi ha detto che era una grande opportunità per me e che se le cose non fossero andate bene ognuno sarebbe tornato alla sua vita». La relazione diventa morbosa. «Mi chiese di non avere più contatti con il mio ex. Dopo un contatto con lui Bellomo si è arrabbiato dicendomi “pacta sunt servanda”».

I racconti successivi 

Poi si racconta che nella rivista che pubblica la scuola è stata raccontata la vicenda personale di una ragazza mentre alla prima, quella della testimonianza, Bellomo contesta il reato di truffa e minaccia il trattamento sanitario obbligatorio. Le fa notificare un invito a comparire dai carabinieri. Il padre racconta a Repubblica cosa è accaduto dopo:

«Sono venuti più volte, mandati da lui, volevano che mia figlia firmasse un atto di conciliazione. Sono venuti a maggio, e poi a ottobre, ma lei era in ospedale».
Cos’è successo quando sua figlia ha staccato i cellulari?
«Sì, ha cambiato il cellulare, ha cancellato l’account su Facebook, per non essere raggiunta in alcun modo, ma lui ce l’ha fatta lo stesso attraverso i carabinieri».
Bellomo ha fatto esposti contro lei e sua figlia chiedendo 100mila euro di risarcimento.
«Solo 100mila? Voleva molto di più. Sta provando tuttora a distruggerle la vita. Ma quello che ho fatto lo rifarei ancora».
Cosa spera oggi?
«Di tornare alla nostra serenità. Ma è ancora troppo presto per dimenticare».

Il Consiglio di presidenza ha risposto con la punizione più severa. Adesso il Csm dovrà valutare la condotta di un magistrato, collaboratore del capo di Diritto e Scienza, che ha testimoniato al CdS negando ogni coinvolgimento.