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Ismail Omar Mostefai è il kamikaze della porta accanto

omar ismail mostefai

Ismail Omar Mostefai è il primo kamikaze degli attentati di Parigi identificato: grazie all’impronta del suo dito indice conservata nei database a causa dei suoi otto precedenti per piccoli reati tra 2006 e 2010 gli inquirenti hanno potuto dare un nome e un volto all’uomo. E hanno trovato un’amara sorpresa. Perché Mostefai non era il figlio di un ghetto della République.Era cresciuto a Courcouronnes, un quartiere residenziale a 40 chilometri da Parigi. Una zona di media borghesia a Chartres, dove l’uomo attualmente viveva con una moglie, figli e un pitbull.

Ismail Omar Mostefai è l’attentatore della porta accanto

Nel sobborgo di Bandoufle, al 48 di rue de la Faisanderie come racconta oggi il Corriere della Sera, in una villetta con nanetto in giardino e orchidea di plastica alla finestra, vive il fratello, con la moglie Sarah, due bambini di 4 e 3 anni e una bimba di 5 mesi. Silenzioso e cortese, non ha mai destato alcun sospetto. I vicini del suo quartiere, la Madeleine, ancora non possono credere che quel tranquillo padre di famiglia un giorno potesse uccidere 89 persone innocenti prima di farsi saltare in aria. Nel 2010 era stato schedato con una ‘fiche S’, non al livello più alto di pericolosità: radicalizzato, ma non affiliato a un’organizzazione. BFM TV ha trovato un video rap del 2009 in cui compariva il suo viso:

Racconta oggi Anais Ginori su Repubblica in un bellissimo ritratto di Ismail Omar Mostefai:

Prima di essere noto all’antiterrorismo, Mostefaï aveva avuto un’adolescenza fatta di piccoli reati. Aveva 8 precedenti condanne, senza essere mai stato in prigione. E’ nel suo periodo più burrascoso, intorno ai 20 anni, che la famiglia decide di lasciare Courcouronnes. Il genitori si trasferiscono in un villino di Romilly-sur-Seine, nella regione Champagne. E’ qui che la polizia è arrivata sabato sera per fermare il padre del ragazzo, ex camionista da tempo in pensione. Vicino Courcouronnes, a Bondoufle, è rimasto invece uno dei fratelli, anche lui interrogato dagli investigatori insieme ad altre 5 persone dell’entourage del terrorista. Ma se una soluzione esiste al mistero di Ismaël è da ricercare in un sobborgo di Chartres, nella casa popolare di Madeleine dove viveva da 8 anni. I vicini giurano che aveva abbandonato il suo passato da piccolo delinquente, mettendo la testa a posto dopo che si era sposato ed era diventato padre di una bambina. Lavorava come autista per consegne in città.
Anche il sindaco di Chartres ha scoperto di avere avuto tra i suoi residenti un terrorista. «E’ incomprensibile, sono scioccato» spiega Jean-Pierre Gorges, dei Républicains che accusa il governo: »Cos’hanno fatto per proteggerci dopo gli attentati di gennaio, in tutti questi mesi?». Ismaël non aveva più problemi con la giustizia forse perché i suoi referenti gli avevano chiesto di entrare in sonno, di scomparire dai radar. Negli ultimi tempi si era assentato per lunghi periodi. «Avevamo capito che era tornato in Algeria», ha detto il fratello agli investigatori. Era invece un assiduo frequentatore della moschea di Lucé, vicino Chartres, in cui veniva spesso un predicatore dal Belgio noto all’antiterrorismo. Un dettaglio che collega Ismaël alla filiera belga su cui le indagini si concentrano e che lo ha portato fino in Siria, dove è stato tra l’inverno 2013 e la primavera del 2014. Poi Ismaël è tornato a casa, in quella Francia che l’ha cresciuto e incapace di accorgersi che per lui, come per altri kamikaze francesi, era diventata una nazione nemica.

Secondo la stampa locale, avrebbe seguito l’insegnamento di un marocchino proveniente dal Belgio. Pare che sia volato prima in Turchia, nel 2014. E forse in Siria, l’anno dopo, prima della strage di venerdì sera. Ma la voce secondo cui avrebbe abbracciato l’Islam fondamentalista frequentando la comunità islamica locale di Luce, adiacente a Chartres, sembra oggi poco probabile.

Nelle foto: i quattro terroristi finora identificati per gli attentati di Parigi

L’ottavo terrorista in fuga

L’unico terrorista che non si è rivelato un kamikaze è in fuga in Belgio e da questa sera è il ricercato numero 1 dalle polizie di tutta Europa. L’ottavo killer del gruppo che ha fatto strage a Parigi si chiama Abdeslam Salah, ha 26 anni, è nato a Bruxelles ma è francese. “Individuo pericoloso”, si legge nell’avviso di ricerca testimoni diffuso dalla polizia francese assieme alla foto. Il Belgio si conferma base di partenza e di rifornimento per il terrore che opera in Francia. A Molenbeek, da dove Salah è partito per andare a colpire a Parigi, si era procurato le armi anche Amedy Coulibaly, killer del supermercato kosher di gennaio. I ministeri dell’Interno francese e belga hanno deciso da oggi di lavorare in modo congiunto, anche se i primi risultati non sono stati spettacolari. In particolare, colpisce il fatto che alle 8 del mattino di sabato – pur fermato alla frontiera di Cambrai per un controllo insieme con il fratello e un altro uomo – Salah non sia stato trattenuto. La segnalazione di ricerca non era arrivata da Parigi agli agenti belgi, nonostante l’uomo risultasse da ore come colui che aveva noleggiato la Polo nera dalla quale erano sbarcati i tre kamikaze che hanno puntato i kalashnikov contro il pubblico inerme di giovani che ascoltavano un concerto rock al Bataclan. Raggiunta più tardi, nella Golf passata tranquillamente al confine c’erano ormai soltanto il fratello di Abdeslam e l’altro uomo. Il ricercato era svanito nel nulla. L’uomo aveva guidato la Seat nera dalla quale erano scesi i killer col kalashnikov a seminare vittime fra i ristoranti dell’est di Parigi, poi aveva depositato il fratello Brahim nel caffè di boulevard Voltaire dove – seduto al tavolo – si è fatto esplodere azionando la cintura da kamikaze. Poi aveva parcheggiato l’auto in banlieue, a Montreuil, dove il veicolo è stato ritrovato questa mattina con tre kalashnikov all’interno. In seguito era stato raggiunto dal fratello accompagnato da un’altra persona, partiti alle 3 del mattino da Bruxelles con una Golf. Ricercato è anche Abdelhamid Abaaoud, considerato la mente dietro gli attentati di Parigi dai servizi segreti del Belgio. Secondo il WSJ l’intero commando sarebbe stato costituito da venti persone.