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Le intercettazioni dei Tredicine sul racket delle bancarelle

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I giudici del Riesame tornano a tratteggiare i contorni dell’inchiesta sul racket delle autorizzazioni per il commercio su strada, gestito, per l’accusa, da due funzionari del Campidoglio, politici, sindacalisti ed esponenti della famiglia Tredicine. Le intercettazioni, racconta oggi Il Messaggero, rivelano un sistema su tre livelli:

Al primo, c’erano Bellucci e Magozzi, in grado di controllare le assegnazioni dal Comune. Poi, c’erano i referenti delle associazioni di categoria, come Vittorio Baglioni, presidente Fivag, con Dino e Mario Tredicine. Indagato anche Maurizio Di Veroli, presidente dell’associazione Rotazione B.

Sono tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata al falso e all’induzione indebita a dare e promettere utilità. Altri sei ambulanti sono anche indagati per estorsione. Per gli inquirenti, rappresentano il terzo livello della cricca: si occupavano del recupero crediti, ricorrendo anche alle minacce. Le postazioni venivano pagate secondo un vero e proprio tariffario, fino a 60mila euro annui.

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Camion bar e Tredicine: le leggi del Campidoglio e della Regione (Il Messaggero, 10 aprile 2019))

Le indagini raccontano di incontri sotto casa dei funzionari,  o al ristorante, per avere in anteprima – e illegalmente – le liste di turnazione del commercio ambulante di Roma. Progetti per spartirsi le zone d’influenza e pretendere mazzette dai commercianti in cambio di postazioni redditizie. «Le rotazioni le gestisco io, comando io», dice intercettato il direttore dell’VIII dipartimento, Alberto Bellucci, indagato insieme al suo braccio destro, Fabio Magozzi. Mentre Mario Tredicine raccomanda a un collega di portare le licenze della sua famiglia al I Municipio,«dove abbiamo le conoscenze».

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