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Le indagini sullo scoppio della cascina di Quargnento ad Alessandria

quargnento eplosione 5 novembre 2019

Le indagini sullo scoppio della cascina di Quargnento in provincia di Alessandria sono forse già a una svolta. Nell’esplosione programmata che ha ucciso tre vigili del fuoco – Matteo Gastaldo, Marco Triches e Antonio Candido – chi ha innescato principio di incendio e scoppi a Quargnento, «è entrato e uscito senza forzare cancelli e porte blindate» anche se le prime risultanze parlavano di un’effrazione a una delle finestre. Invece chi ha organizzato il «tentato omicidio plurimo», causato dal «crollo doloso» dell’edificio alle porte di Alessandria, sapeva che sul retro c’è un passaggio agevole e che le telecamere di sorveglianza dell’ex maneggio non erano più alimentate dalla corrente elettrica. La Stampa racconta che l’attività investigativa si muove su due fronti: il luogo della tragedia è stato esaminato palmo a palmo dai reparti specializzati del Ris dei carabinieri di Parma e del Nia (Nuclei investigativi antincendi) dei vigili del fuoco di Torino e di Roma.

Un lavoro meticoloso, ma anche imponente, per spostare le macerie alla ricerca di indizi utili a spiegare in che modo siano state preordinate le esplosioni, utilizzando bombole del gas, azionate da timer che hanno innescato un effetto domino. Che esperienza ci vuole per preparare quel marchingegno? Le risposte potrebbero arrivare dall’esame di due bombole miracolosamente inesplose. L’altro fronte ruota intorno agli interrogativi: chi ha causato la strage? Quale movente?

I carabinieri hanno interrogato a lungo il proprietario Gianni Vincenti, considerato vittima patrimoniale (ha perso la casa), i famigliari e molte persone. «Sono distrutto dal dolore per questi tre ragazzi morti sotto le macerie di casa mia dove abbiamo vissuto in armonia e amore per anni», è lo sfogo telefonico di Vincenti. Ma era aleggiata la voce di tensioni famigliari: «Una cattiveria, io non ho problemi con mio figlio», ribatte.

TIMER CASCINA QUARGNENTO ALESSANDRIA
Il timer ritrovato nella cascina di Quargnento ad Alessandria

Qualche sospetto forse Vincenti ce l’ha se, la notte della disgrazia, quando un vicino gli ha telefonato («Gianni, c’è stato uno scoppio in casa tua») lui, al brucio, avrebbe detto: «Allora mi han fatto un dispetto». Chi? «Negli anni ho subito diversi atti dolosi», ma non entra nei dettagli. Repubblica racconta invece che le indagini seguono tre piste: l’ambiente famigliare, diviso da litigi e denunce; quello professionale, legato al commercio di cavalli da concorso; quello di ex dipendenti, artigiani e vicini con cui i proprietari della cascina hanno avuto risse e pesanti controversie legali.

In passato Giovanni Vincenti possedeva una pistola e girava armato. Armi e licenza gli sono stati sequestrati dopo la denuncia per stalking del figlio Stefano, che tre anni fa ha abbondonato la villa messa invano in vendita. Confermate le intimidazioni contro i proprietari: tre roghi dolosi, un pestaggio e cani avvelenati. Dietro, cause ricorrenti: liti di vicinato, debiti non pagati, presunte truffe nel commercio dei cavalli.

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