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Le inchieste della Corte dei Conti sui soldi spesi da De Luca in Campania

A tempo di record De Luca ha indetto una gara d’appalto da 18 milioni (durata un giorno) per un nuovo ospedale, e quando i tir con i moduli prefabbricati arrivano a Napoli vengono accolti da scene di giubilo. Attualmente ospita un paio di pazienti e non in terapia intensiva

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La Corte dei Conti vuole vederci chiaro e capire che fine hanno fatto i 3,3 milioni sborsati dalla Regione Campania, quale emergenza li giustifichi, e soprattutto la corrispondenza con il bassissimo numero di pazienti Covid ricoverati. “Ho buttato il sangue per salvare questa regione”, è il leit motiv di De Luca che esprime “disprezzo” per chi lo critica. Ma il Fatto Quotidiano racconta oggi che la magistratura apre inchieste sull’ospedale di Boscotrecase, sulle Rsa, sugli appalti per “il miracolo”di Ponticelli, sulla gara da 750mila euro per l’analisi dei tamponi affidata all’Istituto zooprofilattico di Portici e al centro clinico Ames. Raccontano Enrico Fierro e Vincenzo Iurillo:

Quando il virus irrompe, la Campania ha solo 320 posti in terapia intensiva (“la sorte ci ha voluto bene –dice Marco D’Acunto, segretario del settore sanità privata della Cgil –altrimenti qui sarebbe stato un disastro”). E De Luca si lancia nella costruzione dei Covid Center. Trasforma vecchi ospedali in centri per la cura del virus. Il caso più eclatante è quello di Boscotrecase. “Un ospedale di provincia senza rianimazione, con una chirurgia da routine e soli tre infermieri per undici pazienti gravissimi”, così lo descrive un medico del posto che insieme ad altri suoi colleghi firma una durissima lettera di denuncia.

Non ci sono tutele per il personale, manca la preparazione ad hoc di medici e infermieri, al punto che “sia il personale che i pazienti sono esposti a rischi gravissimi”, scrivono. Ovviamente nessuno li ascolta, perché la favola del “siamo i primi” prevede altro tipo di narrazione. Nuovi centri anticovid, costruiti più in fretta dei cinesi di Wuhan e del lombardo Fontana. Un caso che resterà nella storia degli sprechi di questa emergenza, è la costruzione della mega struttura tirata su nel parcheggio dell’Ospedale del Mare a Ponticelli.

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Emblema di tutti gli scandali sanitari della Campania. L’Ospedale è edificato al limite della zona rossa per l’emergenza Vesuvio, è una vera città sanitaria che si estende su una superficie di 145.800 metri quadri, ha 451 posti letto, 18 sale operatorie. E due piani ancora chiusi. Tutto ciò non basta, a tempo di record De Luca indice una gara d’appalto da 18 milioni (durata un giorno), e quando i tir con i moduli prefabbricati arrivano a Napoli vengono accolti da scene di giubilo. Attualmente ospita un paio di pazienti e non in terapia intensiva. “Il senso di questa operazione è oscuro – dice il sindacalista D’Acunto – visto che abbiamo tantissime strutture vuote o sottoutilizzate ”.

Anche lui, come gli altri pochissimi critici, si beccherà l’epiteto deluchiano di “imbecille”. Ma in quanto ad opacità spiccano gli accordi con le strutture private. Aiop (una sessantina di case di cura con centinaia di dipendenti) e Aris, di matrice religiosa e con nove cliniche associate. In sintesi: a fine marzo la Regione Campania stabilisce un patto di tre mesi con i privati ai quali rimborserà il 95% del fatturato dell ’anno precedente, a prescindere dalle prestazioni effettuate.

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