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Imane Fadil è stata davvero avvelenata da sostanze radioattive?

imane fadil

L’autopsia sui resti di Imane Fadil, la modella italomarocchina, 34 anni, teste nel processo contro Silvio Berlusconi per le «cene eleganti» con le olgettine e Ruby Rubacuori, non è ancora stata effettuata per non esporre a rischi di contagio gli anatomopatologi. Il test autoptico è fissato per metà della prossima settimana, dopo i risultati degli altri esami di laboratorio.

Perché non è stata fatta l’autopsia su Imane Fadil?

E mentre si affastellano le teorie del complotto su “una certa diplomazia” che l’avrebbe uccisa, esiste solo un «esito parziale» a sostegno della tesi del cocktail di elementi radioattivi che la ragazza avrebbe ingerito bevendo o mangiando qualcosa destinato ad ucciderla. Il decesso è avvenuto il primo marzo scorso, dopo un mese di agonia. Spiega oggi Grazia Longo su La Stampa:

Il risultato parziale sull’avvelenamento radioattivo in mano ai magistrati che indagano per omicidio volontario – oltre al procuratore capo anche l’aggiunto Tiziana Siciliano e il pm Luca Gaglio – è arrivato da un laboratorio milanese, diverso da quello di Pavia dove non era stata sondata la presenza di materiale radioattivo ma solo di metalli nel sangue.

Per il semplice motivo che l’Irccs Maugeri di Pavia «non identifica radionuclidi e non effettua misure di radioattività». Per quanto concerne i metalli, gli unici a sforare i parametri sono stati cobalto, cromo, nichel e molibdeno. Altri esperti hanno invece lavorato alla ricerca di radionuclidi nel sangue e hanno ottenuto una mezza conferma.

L’italo-marocchina, durante una testimonianza in tribunale, nel 2012, tirò in ballo un siriano «che diceva di essere amico di Berlusconi» e che l’aveva invitata ad «andare ad un incontro ad Arcore per avere dei soldi» nella primavera del 2011, quando lo scandalo Ruby era esploso da pochi mesi. Ma queste dichiarazioni non ebbero riscontri.

I metalli nel sangue di Imane Fadil

Repubblica scrive che gli esami hanno individuato la presenza di cobalto, cromo, nichel e molibdeno nel sangue ma non in concentrazioni elevate. È il risultato di un test esteso a cinquanta metalli e sostanze tossiche.

La clinica ha precisato in una nota «che il Centro Antiveleni della Maugeri di Pavia non identifica radionuclidi e non effettua misure di radioattività». E fonti mediche si spingono a dire che le concentrazioni di questi metalli sono sotto al livello di guardia. Nel caso del cobalto si parla di una concentrazione pari a 0,7 microgrammi per litro di siero sanguigno, molto inferiore ai 41 microgrammi per litro che gli esperti definiscono come il livello minimo di tossicità. Un livello così basso non richiede, di norma, nessun trattamento terapeutico.

Ma i sintomi manifestati da Imane nel mese di calvario sono compatibili con un’esposizione a materiale radioattivo, dicono gli specialisti: l’aplasia midollare (ovvero una produzione insufficiente di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine) che è stata diagnosticata al primo ricovero, il gonfiore, i forti dolori all’addome, vomito, il fegato compromesso e il progressivo decadimento degli organi interni. C’è infine da segnalare che le altre due ipotesi, oltre a quella dell’esposizione a materiale radioattivo, sono:

  • Una malattia rarissima che i medici non sono stati in grado di diagnosticare
  • Oppure un avvelenamento da metalli pesanti (non radioattivi).

La donna dal 29 gennaio al 28 febbraio è stata inoltre sottoposta a diverse trasfusioni, cosa che potrebbe aver cancellato tracce importanti nel suo sangue.

L’avvelenamento radioattivo?

Che Imane Fadil sia stata avvelenata quindi ad oggi è un’ipotesi e non una certezza. Il rischio è che si parli per giorni di una circostanza che potrebbe essere successivamente esclusa dagli esami. Spiega Il Fatto:

L’ipotesi di sostanze radioattive però pare in contraddizione con i risultati spiegati ieri dal Centro veleni di Pavia che illustra, in qualche modo, il contenuto del referto tossicologico trasmesso alla Procura. Qui vengono individuati cinque metalli nel sangue. Sono cobalto, cromo, nichel e molibdeno.

Il cobalto è compatibile con elementi radioattivi, ma è risultato presente nel sangue della modella in percentuali piccolissime rispetto a un alert concreto. E comunque sia, il centro di Pavia non è in grado di fare dei match per comprendere la radioattività.

I valori presi in considerazione dagli investigatori, e letti uno ad uno al Corriere da una fonte interna dell’Humanitas, sono: «Cobalto 0,7 microgrammi al litro («Il livello di tossicità è considerato 40 — spiega il medico— e sotto i 10 non è mai trattato con cure mediche»); Cromo 2,6 («Il livello di tossicità è considerato 800»); Molibdeno plasmatico 2,6 («Non ci sono livelli di guardia fissi perché non ci sono casi di tossicità acuta noti»); Nichel ematico 2,8 («Il livello di tossicità è almeno 100 volte superiore»); Antimonio plasmatico 3 («Non ci sono livelli di guardia fissi perché non ci sono casi di tossicità acuta noti»); Cadmio 1,2 («Fino a 1,5 è nella norma»), come dentro la soglia risultano tutti gli altri valori rimanenti».

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