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I medici lombardi accusano Gallera e Fontana

Il Fatto spiega oggi che i dirigenti medici delle 8 “Agenzie di tutela della salute” interpellati dalla Anaao Assomed puntano il dito contro il Pirellone per come ha gestito l’emergenza COVID-19

giulio gallera attilio fontana

I medici lombardi accusano Giulio Gallera e Attilio Fontana: il Fatto spiega oggi che i dirigenti medici delle 8 “Agenzie di tutela della salute” interpellati dalla Anaao Assomed puntano il dito contro il Pirellone per come ha gestito l’emergenza COVID-19:

IL 66,4% DEI 113 coordinatori che hanno risposto ai 17 quesiti posti nella ricerca intitolata Le Ats al tempo della pandemia: l’opinione dei dirigenti sanitari accusano la Regione di non essere stata abbastanza veloce nell’impartire istruzioni sia sullo svolgimento dei test che sulle modalità di tracciamento e isolamento dei casi, con la messa in quarantena dei contatti dei positivi. Operazione fin dall’inizio indicata come vitale per evitare la diffusione del virus. Fondamentale almeno quanto l’utilizzo dei tamponi.

Anche su questo punto la gestione del Pirellone ha lasciato a desiderare: alla domanda sulla “inadeguata azione nell’effettuare i test”rilevata da virologie ed epidemiologi il 62,2% ha risposto che la causa è stata “l’assenza di indicazioni chiare”, per il 47,7% la “mancanza di tamponi”e per il 46,8% la “mancanza di personale”. Solo l’8% dice che “l’isolamento è iniziato subito”. Quasi 6 dirigenti su 10 (il 57,6%) sostengono, poi, che “l’enorme pressione sugli ospedali”, investiti dalla fine di febbraio dall ’ondata di ricoveri dovuti alle polmoniti interstiziali da Covid-19, ha influito “rende ndolo maggiormente difficoltoso sul compito delle Ats”, i nuovissimi otto “cervelli”sanitari della Regione (Città Metropolitana di Milano, Insubria, Brianza, Bergamo, Brescia, Pavia, Val Padana e Montagna) nati al posto delle vecchie Asl con la legge 23, la riforma varata da Maroni.

giulio gallera attilio fontana
Vignetta di Emiliano Carli su FB

È il punto in cui l’analisi dell’Anaao si allarga al “modello Lombardia”, creato nella sua ultima versione proprio dalla legge approvata l’11 agosto del 2015, che prometteva una medicina territoriale capillare e un percorso personalizzato per ognuno del 3,5 milioni di pazienti cronici della Regione. Al posto delle 15 Asl (cui era affidata l’assistenza territoriale) sono nate le 8 Ats e l’attività di erogazione delle prestazioni delle prime, comprese le vaccinazioni e le certificazioni, è passata alle 27 Asst (Aziende Socio-Sanitarie Territoriali).

Nel pieno della bufera Covid i problemi sono arrivati proprio dalla “suddivisione dei compiti di prevenzione fra Ats e Asst”: il 54% degli intervistati ritiene la suddivisione “non chiara ”, il 28% pensa che lo sia solo in parte mentre solo l’8% non ha problemi a interpretare la legge. Giudizio negativo anche sulla “enorme estensione territoriale delle Ats”, che per il 67% ha influito “sulle difficoltà di rispondere all’emergenza.

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