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La strana storia della claque e dei fischi al funerale delle vittime del Ponte Morandi

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Anche i funerali delle vittime della strage di Genova sono stati oggetto di polemiche perché, all’ingresso degli esponenti dei partiti nel grande padiglione allestito per la cerimonia funebre, qualcuno dei presenti ha fischiato il segretario del PD Maurizio Martina e all’ex ministra della Difesa Roberta Pinotti. Di converso i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono stati accolti da un applauso.

Il Partito Democratico e il complotto della claque organizzata

Di per sé non ci sarebbe nulla di eclatante. Martina e Pinotti rappresentano il famigerato “governo precedente”, quello che secondo l’opinione pubblica non ha vigilato su Autostrade per l’Italia e che ha “regalato” ad ASPI la concessione per il tratto di A10 coinvolto dal crollo. È comprensibile quindi che ci siano persone adirate con il Partito Democratico, il che non significa certo che i Dem siano responsabili del disastro; le responsabilità devono ancora essere accertate, così come le cause del crollo del viadotto sul Polcevera. C’è chi ha voluto leggere l’episodio come l’ennesima dimostrazione della fine del Partito Democratico e al tempo stesso come “certificazione” dell’ascesa della coalizione di governo e della continuazione della luna di miele con gli italiani. Dalle parti del PD invece gridano al complotto e parlano di una claque organizzata.

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Su Twitter l’europarlamentare David Sassoli ha scritto che Salvini e Di Maio «hanno dato appuntamento ai propri militanti ad un funerale per dire che la gente è con loro». Sassoli si riferisce all’episodio del selfie di Salvini e agli abbracci e strette di mano per il Capo Politico del MoVimento 5 Stelle.

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Anche Michele Anzaldi prova a minimizzare l’accaduto raccontando che «a sostegno del Governo ci sarebbe stata una rumorosa claque organizzata» e invitando la polizia postale «ad aprire un’indagine per verificare se davvero qualche esponente di Governo, oppure dei partiti di maggioranza, abbia lavorato per trasformare un momento di lutto nazionale in una curva da comizio».

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Anzaldi fa riferimento ad un post pubblicato su Facebook dove una persona che era presente alle esequie, ed era poco distante dal gruppo di chi ha gridato “vergogna” e fischiato Martina e Pinotti, racconta la sua versione dei fatti.

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Il post ha ricevuto un buon numero di condivisioni e racconta che la “claque” sarebbe stata disposta sugli spalti posti vicino all’ingresso riservato alle autorità e ai membri dell’esecutivo. Secondo questa testimonianza a fischiare e applaudire c’erano non più di una trentina di persone. Insomma il resto del grande hangar non avrebbe partecipato che di riflesso alle contestazioni e agli applausi all’ingresso di opposizione e maggioranza.

Chi c’era tra i contestatori di Martina e Pinotti

I fischi quindi ci sono stati, come del resto testimonia questo video, ma si sarebbe trattato di una contestazione isolata e per di più “organizzata”. Ma è davvero così? Leggendo un articolo di Marco Lignana pubblicato da Repubblica anche questa ricostruzione sembra avere qualche lacuna. Nel pezzo di Repubblica infatti si fanno i nomi e i cognomi di alcuni dei contestatori che si sono fatti intervistare, cittadini genovesi, elettori del M5S e del centrodestra che sostengono di essersi recati lì spontaneamente e che altrettanto spontaneamente hanno dato il via ai coretti contro gli ex ministri Martina e Pinotti.

Un gruppo di signore genovesi, elettrici del M5S, gongola per il simbolico schiaffo dato alla genovese Pinotti e dichiara che l’ex ministra «se ne può tornare a casa su un bel F35». Dimenticando però che il piano di acquisto degli F35 continuerà anche con la ministra pentastellata Elisabetta Trenta. Quel che è certo è che anche Repubblica individua un ben preciso settore di “fan scatenati” e contestatori indignati. Ed è proprio quello indicato dalla cittadina genovese del post condiviso da Anzaldi. A quanto pare il resto del grande salone ha assistito alla scena senza partecipare. Una situazione ben diversa dall’ovazione tributata da tutti i presenti all’ingresso dei Vigili del Fuoco.

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Quello che sembra essere certo è che il gruppo più acceso dei contestatori era mescolato in mezzo alla delegazione dell’associazione dei parenti delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009. Il che ovviamente non significa che siano stati i familiari delle vittime dell’incidente di Viareggio a contestare i parlamentari del PD (anche perché nel 2009 al governo c’era Berlusconi). Ed è probabilmente solo una coincidenza che il giorno prima, il 17 agosto, Salvini avesse incontrato proprio i rappresentanti dell’associazione “Il mondo che vorrei Onlus” per promettere loro che non ci sarebbero state altre stragi impunite come quella di Viareggio.

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Ma davvero i parenti delle vittime di Viareggio si sono prestati al giochino della propaganda come sostiene Anzaldi in un altro post su Facebook quando scrive che la claque era «formata da persone che lo stesso Salvini aveva incontrato il giorno prima a Viareggio e che non avevano nulla a che fare con i familiari delle vittime del Ponte»? È poco probabile. Quello che è successo è che il ministro dell’Interno è andato a fare un po’ di campagna elettorale a Viareggio, speculando su un’altra strage per continuare a fare la voce grossa e dare ad intendere che lui è l’unico che difende gli interessi degli italiani. Dimenticando però che quando esplose quel maledetto treno che provocò la morte di 32 persone al governo c’era anche la Lega Nord.