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Filippo Nogarin e l'indagine per omicidio colposo

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Filippo Nogarin, sindaco di Livorno, è indagato per omicidio colposo in relazione all’alluvione del 10 settembre scorso. Lo ha annunciato lui stesso ieri su Facebook aggiungendo di essere stato interrogato dai pubblici ministeri che si occupano dell’indagine: «Io so di aver operato nel massimo rispetto delle leggi e delle procedure, ma è chiaro che davanti alla morte di 8 persone gli investigatori debbano approfondire ogni dettaglio ed esaminare la condotta di ciascuno degli attori in campo quella notte e non soltanto».

Filippo Nogarin e l’indagine per omicidio colposo

L’interrogatorio, davanti al procuratore capo Ettore Squillace Greco, e ai tre sostituti, Antonella Tenerani, Giuseppe Rizzo e Sabrina Carmazzi, è durato cinque ore.  Alla vigilia dell’evento, la Regione aveva diramato l’allerta arancione – non quindi, quella rossa, di massimo grado – e il sindaco di Livorno non aveva ritenuto opportuno avvertire la cittadinanza. Marta Vincenzi, sindaca PD di Genova, nel novembre 2016 è stata condannata a cinque anni per l’alluvione del 2011.

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L’alluvione del 10 settembre a Livorno

A Livorno – secondo il Comune -ci sono 3.408 edifici in aree a rischio idrogeologico: 2.324 sono in aree a pericolosità elevata, 1.084 a pericolosità molto elevata. Quasi tutte in zone eleganti e in regola con i permessi. Ricorda oggi Ferruccio Sansa sul Fatto che tutto accadde nella notte tra il 9 e il 10 settembre a Livorno: tutti i fari sono puntati sulla Liguria e su Genova, dove è prevista la parte più forte del rovescio, ma alle 21,39  il centro funzionale di monitoraggio della Regione Toscana lancia il primo allarme alla Protezione Civile livornese; alle 5,40 il momento dell’esondazione del Rio Maggiore.

L’alluvione del 10 settembre 2017 a Livorno

Dalle 2 alle 4 di notte cade la pioggia che cade di solito in 5 mesi (anche se nel 2011 in Lunigiana ne era caduta di più) e fa una strage:

Alle 4,30 del mattino i torrenti esplodono. Accade nei quartieri borghesi, vicino al mare, dove il Rio Maggiore scorre interrato contro le pareti esterne delle abitazioni. Così viene cancellata la famiglia Ramacciotti: Simone (37 anni) e la moglie Glenda (36). Poi il padre Roberto (65 anni) che si getta nel fango per salvare il nipote Filippo che aveva appena festeggiato i 4 anni. Ma si muore anche nel quartiere della Collinaia.

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L’alluvione in Liguria e in Toscana (La Repubblica, 11 settembre 2017)

L’acqua entra nella stanza di Filippo Meschini – 30 anni, salvo per miracolo – e della povera moglie Martina. A poche decine di metri Raimondo Frattali, 70 anni, sparisce nel fango. A Montenero -la collina di Livorno, quella del Santuario della Madonna – la pioggia imbeve la terra, la disfa. Così muore Roberto Vestuti di 74 anni. Mentre la pioggia provoca un incidente frontale che uccide Matteo Nigiotti di 22 anni.

Le previsioni parlavano di rischio dalle 8 alle 13: Nogarin ha sempre sostenuto di aver saputo dell’alluvione alle 6,39 di domenica, i pm vogliono chiarire chi fosse al comando della Protezione Civile tra le 3 e le 4 di notte. Nei giorni precedenti all’alluvione era arrivato anche al Comune di Livorno un’allerta arancione, ma dall’Amministrazione non era partito nessun tipo di allarme alla popolazione. Per Nogarin si tratta della quarta inchiesta dall’inizio del suo mandato: la prima volta fu nell’aprile del 2016, per la gestione dell’Aamps, la società per la raccolta e la gestione dei rifiuti poi finita in concordato, costata al sindaco anche una seconda inchiesta. Un’altra è dell’ottobre 2017 e riguarda la Spil, la Società porto industriale di Livorno. Qui l’accusa sarebbe di turbativa d’asta.

Quando Nogarin dimenticò di usare l’app di allerta meteo

Qualche tempo fa Filippo Nogarin ha ammesso di aver dimenticato di usare l’app per l’allerta meteo predisposta dalla Regione Toscana e consegnatagli da Luca Soriani, funzionario della Protezione Civile del Comune di Livorno. Il sindaco in precedenza aveva dichiarato al Tirreno di non aver mai ricevuto le credenziali per l’accesso. Poi ha ammesso di aver ricevuto tutto a suo tempo ma di essersene dimenticato. Come ricostruì all’epoca Il Tirreno, dal suo ufficio è poi spuntata la dichiarazione di avvenuta consegna del manuale utente e delle credenziali di accesso del Centro Funzionale Regionale Toscana, firmata dal sindaco il 9 dicembre 2016. La questione dell’app non è al centro della vicenda dell’alluvione a Livorno: il suo utilizzo non avrebbe sicuramente salvato nessuno.

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L’articolo del Tirreno sulle prime versioni di Nogarin

Il 15 settembre scorso durante la conferenza stampa con il governatore Enrico Rossi la protezione civile aveva spiegato a cosa servisse la app del Centro Funzionale Regionale, che fa scattare sul telefonino una sirena ogni volta che i pluviometri e gli idrometri misurano un livello di guardia superato. E l’allarme, con relativa sirena riprodotta dalla app, risulta essere scattato – sempre secondo quanto riferito dagli ingegneri del Cfr – alle 21. 39 di sabato 9 settembre e poi altre volte durante il diluvio che ha provocato morti e devastazioni. Ma Filippo Nogarin la sirena non l’ha mai sentita, perché non si era “loggato” e quindi la sua app non era attiva.

Cosa è successo con l’app di allerta meteo a Livorno

Nogarin nell’occasione disse di aver scaricato soltanto quel giorno la App e anche di non aver ricevuto nessuna busta con credenziali per l’account: «Non ho mai ricevuto nessuna busta contenente le credenziali per accedere all’account, né ho mai partecipato a nessuna presentazione ufficiale, se non nel mondo dei sogni della Regione. Ma se anche avessero fatto la presentazione, perché non avvertirmi? Insomma, non inviate la solita mail, una delle 1500 che ricevo ogni giorno. Se è una cosa a tutela dei cittadini, alzate il telefono. Chiamatemi».

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La dichiarazione di consegna della app per l’allerta meteo

Invece era andata diversamente. Come ricostruito dal quotidiano di Livorno, Soriani aveva confermato di aver consegnato alla segreteria del sindaco la App e smentito il sindaco. Alla fine aveva ragione lui.