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Eleonora Bottaro: prosciolti i genitori della ragazza malata di leucemia che rifiutò la chemio

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Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Padova, Mariella Fino, ha prosciolto oggi “perché il fatto non costituisce reato” Lino Bottaro e Rita Benini, genitori di Eleonora Bottaro, la 18enne di Bagnoli di Sopra (Padova) morta nell’agosto 2016 a seguito di una leucemia non curata. I due erano stati rinviati a giudizio per omicidio colposo aggravato con l’ipotesi che fossero stati proprio loro a convincere la figlia (all’epoca dei fatti minorenne) a non sottoporti a chemioterapia come chiesto dai medici.

I genitori di Eleonora Bottaro sono stati prosciolti

La vicenda venne alla luce nell’agosto 2016Eleonora Bottaro, 18 anni, è morta di leucemia a Bagnoli in provincia di Padova. La ragazza era figlia di Lino Bottaro, fotografo e giornalista padovano, e ancora minorenne. I suoi genitori avevano rifiutato le cure tradizionali e seguivano un metodo di cure alternative secondo le convinzioni dell’ex medico tedesco Ryke Geerd Hamer, la cui Nuova Medicina Germanica è in realtà una truffa per gonzi, con la peculiarità che a volte uccide. Al padre Lino e alla famiglia era stata interdetta la patria potestà dal tribunale dei minori di Padova perché volevano che seguisse metodi “alternativi” nella cura, e hanno rifiutato in particolare di sottoporla alla chemioterapia; poi una raccolta firme nel paese in favore dei Bottaro, firmata anche dal sindaco, aveva portato a quella che i giornali locali chiamano “mediazione”: la famiglia aveva ottenuto che la figlia fosse ricoverata in Svizzera, in una struttura che pratica cure alternative, dove le praticavano cure a base di cortisone e vitamina C. All’ospedale di Schiavonia, dove è stata successivamente ricoverata, Eleonora ha trovato la morte.
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In un comunicato stampa diffuso dalla Procura, a firma del procuratore capo Matteo Stuccilli, si leggeva nell’aprile 2017 che i genitori “violando l’obbligo di tutela insito nella potestà genitoriale, da un lato si opponevano alla terapia chemioterapica, osteggiata fin dal primo intervento medico, dall’altro ingeneravano nella figlia Eleonora una falsa rappresentazione della realtà sia in ordine alla gravità e mortalità della patologia da cui era affetta (leucemia linfoblastica acuta) sia con riferimento alla idoneità e adeguatezza curativa soltanto dei rimedi da essi proposti, privi di qualsiasi validità scientifica. In tal modo inducevano in Eleonora il falso convincimento che la terapia chemioterapica fosse non solo non necessaria ma addirittura nociva e interferivano in ogni scelta medica”. Oggi la sentenza che ribalta i convincimenti della procura. Per il giudice il fatto non costituisce reato e i genitori avrebbero agito in buona fede.