Attualità

Dove Di Maio ha preso il tesserino di giornalista pubblicista

Il mistero svelato dal Fatto: si tratta del periodico napoletano Il Punto

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Vincenzo Iurillo sul Fatto Quotidiano oggi svela uno dei misteri più misteriosi di questa misteriosissima Italia: dove Luigi Di Maio ha preso il tesserino di giornalista pubblicista. Il vicepremier ha portato a casa il risultato nell’ottobre del 2007 attraverso una collaborazione con Il Punto, periodico di attualità che si divide tra carta e internet e diffuso nell’area a nord di Napoli:

Di Maio “scriveva per lo più di basket e di sport minori e mai di politica”, ricorda il direttore Mauro Fellico: “Collaborò due anni, giusto il tempo di prendere il tesserino, mandava qualcosa via mail a me o alla persona che seguiva la sua zona perché non c’era una vera e propria redazione, poi ci salutammo, mi ringraziò, nessun contatto ulteriore, non ho conservato il cellulare”. E come era il cronista Di Maio all’epoca? “Uno dei tanti giovani di miti pretese che vogliono diventare giornalisti, un ragazzo molto sveglio. Se avesse definito “sciacalli”i giornalisti già allora? Lo avrei cacciato a pedate”.

Tramite Il Punto due anni dopo provò a diventare pubblicista anche l’onorevole di Forza Italia Luigi ‘A purpetta’ Cesaro, la pratica fece scalpore e fu bocciata perché al contrario di quella del vicepremier era priva di alcuni requisiti. Divenuto pubblicista, Di Maio ha scritto sporadicamente altrove. Nel 2012 ha firmò per il sito di Somma Vesuviana laprovinciaonline.it un articolo su 52 immigrati libici ospiti di un centro di accoglienza a Pomigliano d’Arco che portarono la statua del Santo Patrono in processione.

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Un’immagine dell’edizione gratuita cartacea de Il Paese Futuro

Sotto a un bel titolo, “San Felice sulle spalle dei rifugiati”, si legge della “splendida opera di integrazione con il tessuto sociale della città” e si riferisce di “u n’intera comunità che si stringe intorno a loro”.“Luigi ha fatturato come nostro webmaster fino a quando è diventato parlamentare – dice il direttore del sito, Gabriella Bellini – era bravo, puntuale e preciso, avrà scritto per noi tre o quattro pezzi, era già pubblicista. Continuo a volergli un gran bene e proprio per questo mi è dispiaciuto leggere certe sue parole, lui conosce i sacrifici che fanno i giornalisti delle testate locali. Oggi che è ministro del Lavoro dovrebbe sapere che cosa significa la libertà di stampa in un territorio difficile come il nostro”.

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