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Il ricatto di Donald Trump all'FBI

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Donald Trump ha deciso di ricattare l’ex Direttore dell’FBI James Comey. Lo ha fatto alla sua maniera, ovvero con un tweet dove si augura che Comey sia sicuro che non esistano registrazioni dei loro colloqui. Una minaccia neppure troppo velata dalla quale sembra di poter dedurre che Trump abbia registrato segretamente i colloqui con il capo dell’FBI. Il motivo è semplice ed è in questo articolo del New York Times dove si parla di una richiesta fatta da Trump a Comey.

Donald Trump minaccia James Comey

Stando a quanto riferiscono due fonti del quotidiano americano durante una cena privata il Presidente USA avrebbe chiesto a Comey la sua fedeltà. Ma l’allora Direttore del Bureau aveva invece offerto la propria onestà spiegando di non poter essere considerato “affidabile” da un punto di vista politico. Un modo per rimarcare la propria indipendenza  dalla Casa Bianca. C’è stato un periodo durante il quale Trump ha apertamente lodato Comey per la sua decisione di riaprire l’inchiesta nei confronti di Hillary Clinton. Decisione che secondo molti ha contribuito alla sconfitta della candidata democratica. Secondo il NYT il rifiuto di Comey è stata una delle ragioni che hanno spinto Trump a licenziarlo.
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Un’altra è il fatto che Comey ha dichiarato durante un’audizione al Senato che non esistevano prove riguardo l’affermazione di Trump di essere stato spiato da Obama. L’ultima invece è l’indagine aperta dall’FBI in merito al ruolo giocato dalla Russia nell’influenzare le presidenziali 2016. Il Bureau sta indagando in particolare sui rapporti tra alcuni dirigenti del comitato elettorale di Trump e agenti dei servizi russi.
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Per Trump si tratta di una montatura, di un caso creato ad arte dai Democratici per evitare di voler affrontare il fatto di essere stati sconfitti. Ora a quanto pare Trump teme che Comey vada in giro a raccontare delle loro conversazioni e quindi ci tiene fargli sapere, via Twitter, che in tal caso è pronto a sporcarsi le mani. Dal punto di vista istituzionale il fatto che il Presidente USA minacci l’ex Direttore di un’Agenzia federale è piuttosto irrituale e contribuisce ad aumentare i sospetti che il licenziamento di Comey sia stato voluto per fermare un eventuale nuovo Watergate.

Trump, Comey e l’indagine sul Russiagate

Come abbiamo imparato il modo con cui Trump procede quando deve prendere le sue decisioni è spesso sconcertante. Nel caso di Comey Trump ha deciso di licenziarlo dopo un rapporto del viceministro della Giustizia Rod Rosenstein e sulla scorta di una lettera dal Procuratore generale Jeff Sessions nella quale si consigliava di rimuovere il Direttore dell’FBI. Il Presidente USA ha giustificato il licenziamento di Comey spiegando che era dovuto al modo con cui il Direttore del Bureau ha gestito l’inchiesta sulla Clinton. Nella lettera di licenziamento Donald Trump ricorda che “in tre diverse occasioni” Comey ha ribadito che il Presidente non è attualmente sotto indagine.
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Tutto lo staff del Presidente si è quindi premurato di correre ai ripari e spiegare che le indagini sui legami con la Russia non avevano nulla a che fare con la decisione di licenziare Comey. Ovviamente Trump ha prontamente smentito le smentite durante un’intervista alla NBC dove ha dichiarato che avrebbe silurato Comey anche senza le indicazioni di Sessions e Rosenstein. Anzi, il Presidente ha aggiunto che l’indagine sui legami con la Russia ha avuto un peso: «Di fatto, quando ho deciso su questa cosa mi sono detto: questa cosa russa con Trump e la Russia è una cosa inventata, è una scusa dei democratici». Inoltre Trump ha rivelato di aver espressamente chiesto a Comey se era sotto indagine. Fermo restando che al momento Trump non risulta essere sotto indagine il Presidente non poteva fare quella domanda al Direttore dell’FBI. Nel frattempo Democratici e Repubblicani stanno valutando la possibilità di un accordo per creare una Commissione d’inchiesta indipendente sulle interferenze della Russia durante le presidenziali.