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Come il Coronavirus dilaga nei Balcani

Il totale dei casi di contagio da coronavirus confermati in 10 Paesi tra Balcani occidentali (Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Kosovo, Albania, Macedonia del Nord), Romania, Bulgaria, Croazia e Slovenia dall’inizio dell’emergenza fino al 20 luglio sono stati infatti ben 102.543

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Continua ad accelerare la crescita dei contagi in Europa Centro-Orientale, in particolare Romania e Bulgaria, area che nelle ultime settimane ha registrato una importante ripresa dell’epidemia di coronavirus. E che da qualche giorno ha superato la soglia dei centomila casi confermati da inizio epidemia. Secondo dati ufficiali raccolti dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ed elaborati dall’ANSA, il totale dei casi di contagio da coronavirus confermati in 10 Paesi tra Balcani occidentali (Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Kosovo, Albania, Macedonia del Nord), Romania, Bulgaria, Croazia e Slovenia dall’inizio dell’emergenza fino al 20 luglio sono stati infatti ben 102.543. La Stampa spiega oggi che i malati in Serbia sono tornati a crescere rapidamente dopo il 21 giugno, giorno delle controverse elezioni vinte dal Partito progressista del presidente Aleksandar Vucic, con i nuovi contagi esplosi a una media di 300 al giorno.

I pazienti in terapia intensiva ieri hanno toccato quota 198 – erano solo 19 un mese fa – i decessi sono balzati a 491, dai 260 del 21 giugno. Numeri che descrivono una realtà «catastrofica», hanno denunciato ieri oltre 350 medici serbi, in un’esplosiva lettera-aperta all’esecutivo. Lettera che è uno j’accuse contro «l’unità di crisi» governativa creata in primavera per contrastare l’epidemia, accusata dai camici bianchi di aver deciso, forse su pressione politica, il completo rilassamento delle misure anti-epidemiche» nelle settimane precedenti le elezioni del 21 giugno. E di aver permesso l’organizzazione di «comizi, partite» di calcio, «tornei» di tennis, feste e gite scolastiche, fino a culminare nel voto.

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Il Coronavirus in Europa (La Stampa, 22 luglio 2020)

Risiederebbe proprio in quel “liberi tutti” la causa del disastro attuale. Si sarebbe «perso il controllo sulla situazione epidemiologica», hanno sostenuto i firmatari della lettera,
un’accusa condivisa dai tanti scesi in piazza a Belgrado nelle proteste antigovernative delle scorse settimane. Accusa che è stato respinto da Darija Kisic Tepavcevic, numero due dell’Istituto serbo di salute pubblica, che ha maliziosamente ricordato che i medici in Serbia sono «33mila», non solo quei 350 firmatari. Che, per di più, non sarebbero esperti in «epidemie e malattie infettive».

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